martedì 4 febbraio 2014

04.02.2014 - Commento al vangelo di S. Marco cap. 5 par. 3

3. La figlia del Parcisinagogo e la donna che soffriva per il flusso di sangue
Gesù Cristo, invitato dai Gerasèni ad allontanarsi dal loro territorio, non volle rimanervi più oltre, ma, montato in barca, passò alla riva opposta presso Cafarnao. Egli compatì lo spavento di quella gente, ed ebbe pietà della loro incoscienza, perciò contro le sue abitudini, invece d'imporre silenzio all'uomo che era stato liberato e al suo compagno di sventura, volle che essi avessero manifestato le grandezze di Dio. Lasciò in quei luoghi come voci di apostolato quegli stessi che poco prima erano stati voci di terrore, per non lasciare in completo abbandono quel popolo.
Passato all'altra riva del lago ed appena sbarcato, una gran folla gli si radunò intorno, e tra la folla gli si presentò un capo
della sinagoga, chiamato Giàiro che aveva la figlia agli estremi.
Egli lo supplicò a venire in casa sua, ad imporre la mano sulla morente ed a risanarla. Il poveretto non aveva una fede forte; credeva che fosse necessaria la presenza del Redentore per salvarla, ma confidava che avesse potuto guarirla. Gesù Cristo compatì il povero padre, e si mostrò subito pronto a seguirlo fino a casa.
Trattandosi di una pubblica autorità, e nella speranza di assistere ad un miracolo, la turba si affollò maggiormente intorno al Redentore; ognuno si spingeva avanti e temeva quasi di perdere il posto che aveva conquistato a furia di spintoni.
In questa ressa una povera donna, inferma da dodici anni di perdita di sangue, ridotta in povertà dai medici, che l'avevano tormentata senza risanarla, anzi facendola peggiorare, corse alle spalle di Gesù, e con viva fede toccò il lembo della veste di Lui, sicura di guarire. Difatti all'istante avvertì un benessere che le fece capire di essere stata risanata.
Gesù si voltò e domandò chi l'avesse toccato, poiché aveva avvertito che una virtù era uscita da Lui.
Era pressato da tutte le parti, e gli apostoli si stupirono che domandasse chi l'avesse toccato; ma Egli non parlava di un contatto qualunque, parlava di un contatto di fede. La donna si rivelò e manifestò al Signore quello che era avvenuto. Era tutta timorosa e tremante, ma Gesù la rassicurò e le completò la guarigione dicendole: Va' in pace e sii guarita dal tuo malanno. Gesù volle che si conoscesse questo miracolo, per divina delicatezza.
L'arcisinagogo gli aveva detto di andare ad imporre la sua mano sulla figlia, ed il Signore volle rafforzargli la fede e rianimargli la speranza, sapendo già la triste notizia che gli stava per giungere; volle fargli capire quale potenza Egli aveva per rendere meno terribile il colpo che stavano per dargli con la rude franchezza orientale, annunziandogli la morte della figlia. Egli, infatti, che credeva necessario l'intervento ed il tocco di Gesù per risanarla, avrebbe potuto disperare sapendola morta; la scena dell'emorroissa accrebbe la sua fiducia e rese più penetrante la parola di Gesù che lo esortava a non temere e ad aver fede.
Giunsero alla casa, e quale dovette essere lo schianto del padre nel notare il tumulto del popolo, le grida di quelli che piangevano la morta, e tutto l'apparato fùnebre della casa. Gesù, per confortarlo e non dargli subito l'impressione della morte della figlia, disse ai circostanti che non si fossero affannati a piangere, perché la fanciulla non era morta, ma dormiva. Tutti cominciarono a deriderlo, sapendo bene che essa era morta; ma Egli parlava della morte per quello che è in realtà, un sonno dal quale ci ridesteremo, e parlava perché avrebbe risuscitato allora stesso la defunta come ridestandola dal sonno. Era tanto lontano dal volere impressionare il popolo coi miracoli, che quasi svalutò quello che stava per compiere, e non volle che la folla vi fosse stata presente.
Fece venire con sé soltanto il padre e la madre della fanciulla e i tre suoi apostoli, Pietro, Giacomo e Giovanni e, presa la fanciulla per la mano, le disse in lingua aramaica: Talithà kum, cioè: fanciulla, alzati. Disse queste parole con tale maestà e con tale tono onnipotente, che l'evangelista ce le volle conservare come le aveva dette Lui. Fu un momento solenne, che avrebbe potuto far venire meno di gioia i genitori della morta, ma che li lasciò calmi, avendo Egli operato come se la risvegliasse dal sonno. Essa infatti si alzò, scese, cominciò a camminare, e poco dopo mangiò.
Il Sacro Testo fa notare che la fanciulla aveva dodici anni, precisamente quanti anni era durata la malattia della povera emorroissa; dopo dodici anni di pene questa era stata risanata e dopo dodici anni di vita, stroncata dalla mortella fanciulla era risorta; la divina potenza di Gesù aveva guarito la donna adulta ed aveva risuscitato la fanciulla, come un giorno avrebbe ridonato alla donna di qualunque condizione ed età una novella vita, sottraendola alla schiavitù degli uomini ed a quella della morte. Tutti i rimedi dati dai medici alla donna inferma non erano giovati a nulla, anzi l'avevano fatta peggiorare; ci volle il contatto col mantello di Gesù per risanarla, il contatto della fede viva.
Così tutti i rimedi degli uomini per sollevare la donna dalla sua abiezione non giovano a nulla, anzi la peggiorano; occorre il contatto con Gesù attraverso la sua Chiesa, figurata nella veste di Lui.
La giovanetta è condotta spesso alla morte dell'anima tra i canti ed i suoni, che per la sua innocenza sono canti funebri; il mondo non sa tenderle la mano che per riporla nella bara, e urlare sulla sua perdizione: solo Gesù Cristo può prenderla per mano e ridonarle la vita.
Molti credono di potersi arrogare il diritto o il dovere di risanare la donna e di ridonare alla gioventù femminile la vita; ma qualunque potere civile è impotente ad educare una creatura così difficile ad essere elevata, risanata e guidata al bene. Lo diciamo a fronte alta.
Se la Chiesa ha il compito principale dell'educazione dei fanciulli e dei giovani, per diritto divino, ad Essa spetta il compito esclusivo per la formazione e la rieducazione della donna.
Qualunque iniziativa che non sia solamente e prettamente sacra e religiosa serve solo a sbrigliarla e ad accelerare il processo della sua degradazione.
Oramai è l'esperienza che ce lo dimostra; basta vedere che cosa diventano le donne trascinate nei movimenti politici, ed a quali eccessi di efferatezza e di malcostume giungono, per convincersene.
Chi legge, per esempio, i programmi di educazione che si prefiggono i comunisti e i nazisti, rimane inorridito.
Quei programmi sembrano scritti in una sala di manicomio, e dolorosamente sono scritti da esseri insatanati, che ripetono, in nome del demonio, l'insidia fatta nell'Eden alla donna. Le prospettano un ideale di diletto, di bellezza e di orgoglio, e la trascinano in una realtà di affanno, di turpitudine, e di degradazione; le si fa credere adulandola, che debba giungere fino ad essere una dea, e la si riduce in realtà ad una morta.
Abbiamo visto nella Spagna rossa di che cosa sono state capaci le donne e vediamo ancora nei paesi di ordine che cosa diventano le donne educate dallo stato; basta confrontarle con quelle formate nelle ammirabili organizzazioni dell'Azione Cattolica per vedere che solo la Chiesa può formare questa delicata e terribile creatura, che sembra vaporosa e diafana come una fiamma, ma che, come una fiamma, può incendiare e distruggere.
Gesù Cristo salvò i due indemoniati con una parola, comandando allo spirito immondo di andarsene; ma per salvare due donne, una dal malanno e l'altra dalla morte, volle un contatto con la sua veste e con la sua mano. La donna quindi può essere risanata e risuscitata solo con una maggiore vicinanza con Gesù, e questa vicinanza l'ha nel contatto con la Chiesa e nella Comunione eucaristica. Tutti gli altri ritrovati per darle una vita nuova, sono chimere che la conducono assai al di sotto della condizione in cui si trovava la donna pagana.
 
Sac. Dolido Ruotolo

lunedì 3 febbraio 2014

Audiolibro I quattro Vangeli - Introduzione

Inserita l'introduzione al Vangelo di San Matteo del libro del Sac. Dolindo Ruotolo - "I quattro Vangeli".

Il libro viene letto da una voce sintetizzata.

Mi auguro che il risultato non snaturi troppo l'opera di Don Dolindo.

Lo potete trovare al seguente indirizzo:
https://app.box.com/I-quattro-Vangeli

03.02.2014 - Vangelo Mc 5, 1-20

Dal Vangelo secondo Marco
1Giunsero all’altra riva del mare, nel paese dei Gerasèni. 2Sceso dalla barca, subito dai sepolcri gli venne incontro un uomo posseduto da uno spirito impuro. 3Costui aveva la sua dimora fra le tombe e nessuno riusciva a tenerlo legato, neanche con catene, 4perché più volte era stato legato con ceppi e catene, ma aveva spezzato le catene e spaccato i ceppi, e nessuno riusciva più a domarlo. 5Continuamente, notte e giorno, fra le tombe e sui monti, gridava e si percuoteva con pietre. 6Visto Gesù da lontano, accorse, gli si gettò ai piedi 7e, urlando a gran voce, disse: «Che vuoi da me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi!». 8Gli diceva infatti: «Esci, spirito impuro, da quest’uomo!». 9E gli domandò: «Qual è il tuo nome?». «Il mio nome è Legione – gli rispose – perché siamo in molti». 10E lo scongiurava con insistenza perché non li cacciasse fuori dal paese. 11C’era là, sul monte, una numerosa mandria di porci al pascolo. 12E lo scongiurarono: «Mandaci da quei porci, perché entriamo in essi». 13Glielo permise. E gli spiriti impuri, dopo essere usciti, entrarono nei porci e la mandria si precipitò giù dalla rupe nel mare; erano circa duemila e affogarono nel mare.
14I loro mandriani allora fuggirono, portarono la notizia nella città e nelle campagne e la gente venne a vedere che cosa fosse accaduto. 15Giunsero da Gesù, videro l’indemoniato seduto, vestito e sano di mente, lui che era stato posseduto dalla Legione, ed ebbero paura. 16Quelli che avevano visto, spiegarono loro che cosa era accaduto all’indemoniato e il fatto dei porci. 17Ed essi si misero a pregarlo di andarsene dal loro territorio.
18Mentre risaliva nella barca, colui che era stato indemoniato lo supplicava di poter restare con lui. 19Non glielo permise, ma gli disse: «Va’ nella tua casa, dai tuoi, annuncia loro ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ha avuto per te». 20Egli se ne andò e si mise a proclamare per la Decàpoli quello che Gesù aveva fatto per lui e tutti erano meravigliati.

Parola del Signore

03.02.2014 - Commento al vangelo di S. Marco cap. 5 par. 2

2. L'indemoniato e l'azione di satana su di lui.
Come satana tenta di possedere un'anima e come la possiede Dio
Passato all'altra riva del lago, Gesù approdò di fronte a Cafarnao nel paese dei Gerasèni, e subito gli si fece incontro dalle caverne sepolcrali dove abitava, un indemoniato. Era senz'abiti, come si rileva dal contesto, furioso, terribile, e gridava con voce rauca e cavernosa che risuonava paurosamente tra i monti.
San Matteo (8,28) parla di due indemoniati, san Marco si ferma su quello che era più furioso e che per primo si fece incontro a Gesù. Dovette essere un momento tragicamente terribile; quell'indemoniato infatti, seguito dal compagno, aveva una voce unica con quella dell'altro disgraziato che gli correva appresso; gridavano in due e sembrava un solo identico clamore, perché era satana che gridava. Forse anche per questo san Marco considerò come una sola cosa i due indemoniati; essi sparivano quasi nell'unica entità terribile che li possedeva, e che era una legione di spiriti immondi.
Gridavano e correvano verso Gesù, con un atteggiamento di timore terribile che stupiva quanti li conoscevano, giacché nessuno aveva mai potuto domarli, ed avevano spezzato le stesse catene di ferro e i ceppi coi quali avevano tentato di avvincerli. Stavano sempre sui monti o in quelle caverne, gridavano e si laceravano le carni con le pietre, inebetiti e nello stesso tempo furiosissimi, dagli occhi smarriti e feroci nel medesimo tempo, ringhianti come belve. Essi, come se fossero stati un solo uomo, con gli stessi gesti e la stessa voce, duplice strumento dell'unica legione impura che li possedeva, si prostrarono; adorarono Gesù; lo dichiararono Figlio di Dio, e
10 scongiurarono per Dio di non tormentarli, obbligandoli ad abbandonare quegl'infelici.
Come poterono confessare Gesù Cristo per Figlio di Dio, e nello stesso tempo scongiurarlo per Dio di non tormentarli? Come potevano appellarsi a Dio gli odiatori implacabili di Dio?
Satana avvertiva la potenza divina che lo scacciava, e non voleva lasciare la carne che si dilettava a tormentare; chiamava Gesù Figlio di Dio ma non ne era certo, e lo chiamava per capirne la rivelazione; vedeva ch'Egli amava Dio immensamente e, nell'incertezza che fosse Egli stesso Dio, lo supplicava, per quell'amore, di non tormentarlo, scacciandolo da quei corpi.
Quei poveri indemoniati che supplicavano di rimanere tali, erano l'immagine viva degl'impuri, i quali, pur essendo tormentati dalle loro vergognose passioni, desiderano di non e-mendarsene, rifuggono dall'emendarsene, e scendono anche, a volte, ad atti di superstizione per conservare i tristi legami che
11 attanagliano! L'impuro rifugge dalla conversione, anche quando sembra che la desideri davvero; dice di voler fuggire l'occasione e s'illude di farlo quando non l'ha vicina, ma se la trova non vuol resistere e si lascia trascinare dalla passione; i suoi sensi, ossessionati dall'erotismo, par che gridino alla grazia che vuole pacificarli, di non tormentarli, di lasciarli nel lezzo della loro degradazione. È una cosa penosissima!
Gesù Cristo domandò al demonio qual nome avesse, ed egli rispose che si chiamava legione, perché erano in molti.
La legione romana era formata da cinque o seimila uomini; erano dunque numerosissimi gli spiriti maligni che ossessionavano quegl'infelici, eppure ne possedevano i centri nervosi come se fossero stati uno solo. Essi supplicavano Gesù almeno a non scacciarli da quel paese, il che ci fa capire che avevano stabilito nei poveri indemoniati come il loro quartiere, dal quale partivano per nuocere a quegli abitanti, corrotti e pagani nei loro costumi. Gesù Cristo continuava a comandar loro di andar via, ed essi gli domandarono in grazia d'invadere la mandria dei porci che pascolavano quasi a picco sul lago, in numero di circa duemila. Il Redentore lo permise loro, perché quella mandria era un'infrazione della legge mosaica, e subito quegli animali, presi da grande furia, come se un uragano li avesse agitati, si precipitarono nel mare ed annegarono. I guardiani, terrorizzati, fuggirono in città, e raccontarono quanto era accaduto, facendo concorrere una gran folla da Gesù. Quella gente avrebbe dovuto ringraziarlo di avere liberato il paese dal flagello di quegl'indemoniati, e invece lo pregò di allontanarsi da loro. Solo uno degl'indemoniati che era stato liberato, forse a nome anche del compagno, gli domandò di seguirlo; ma Gesù non lo volle, ingiungendogli invece di andarsene a casa, e far constatare ai parenti la grazia ricevuta. Egli infatti obbedì, e divenne propagatore delle meraviglie di Dio e del Redentore in tutta la Decàpoli.
Quale differenza tra il soave possesso dell'anima nostra da parte del Signore, e l'invasione del corpo da parte di satana! Lo spirito immondo non può penetrare direttamente nel santuario dell'anima, ma può renderla come prigioniera possedendo il corpo.
Esso, come serpente velenoso, cerca d'incantare i sensi, e soprattutto i centri nervosi, allontanando l'anima dalla preghiera, ed inducendola ad indulgere alle soddisfazioni materiali. Attrae l'attenzione nelle bassezze umane con la curiosità, primo atto del dramma dell'impurità; attrae i sensi con l'im-mortificazione della gola, primo assalto per sottrarli alla padronanza dello spirito; induce nei centri nervosi lo sconvolgimento, soffiando sui moti dell'ira, e fa rifluire l'agitazione nelle miserie dell'organismo, eccitandovi l'erotismo prima, e poi la brutale passione.
L'erotismo è come la falsa spiritualità della carne, perché si presenta come estetica, e trae al diletto insaziato di una forma materiale che non attrae in quanto è bella, ma in quanto eccita le prime sensazioni del male.
Il demonio non si smaschera ancora completamente, ma, come eccita la gola col profumo delle vivande, così eccita l'impurità con le tenui dilettazioni dell'erotismo estetico. Non ha troppa fretta, tende a capovolgere quasi la creatura, la tenta, come nell'Eden, ad essere simile a Dio, ma in forma mostruosa; a conoscere se stessa nella degradazione dei sensi e ad a-mare se stessa nella loro idolatria. Insaziata l'anima viene spinta dal demonio a conoscere le stesse miserie negli altri, ad espandersi verso creature sensuali, a desiderare di accrescere quasi l'oggetto delle sue passioni, a delirare nell'inappagata brama che produce.
L'impurità diventa allora ossessione, e satana domanda all'anima una piena dedizione a lui ed al male, lusingandola di saziarla, ed invece tormentandola. La ghermisce sempre più; e può giungere fino al punto di possederne completamente i centri nervosi, e di servirsene come suo strumento per l'empia volontà che esso ha di nuocere alle creature di Dio e di screditare presso di esse il Creatore. L'ossessionato non perde la coscienza di se stesso, eccetto i casi di momentanea alienazione mentale; si sente come stretto da ceppi, è furioso, si odia, si tormenta, vorrebbe sottrarsi a quella terribile stretta, che 1'awolge proprio come il serpente avvolge e stringe nelle sue spire un corpo.
È uno stato terribile di sofferenza che ci fa intendere quanto è insano per noi cedere a satana nelle tentazioni e lasciarci trascinare da lui!
Quello che fa nei sensi satana lo fa ancora nell'orgoglio, spingendo l'anima a compiacersi di se stessa, e ad apprezzare sopra tutti il proprio pensiero e la propria volontà; per l'ira la rende insofferente di giogo, per l'impurità la rende incapace di luce, per l'ambizione la rende irragionevole negli apprezzamenti, e la spinge fino alle ultime conseguenze del male. Certi esseri diabolicamente orgogliosi e prepotenti, sono posseduti dallo spirito immondo, benché esso cerchi di celarsi il più che può per non farsi scacciare!
Quanto è diverso il possesso di Dio in un'anima, e quanto è soave la grazia che la conduce, la rafforza, la spinge fino all'eterna meta! Dio illumina l'anima con una luce interiore che non abbaglia, ma la ridesta dal sonno quasi come la riposante luce del mattino. L'alletta con armonie quasi impercettibili di bene, che le fanno sentire la felicità di amarlo, ed essa gode una pace che le dà il senso della libertà, e la fa respirare quasi a pieni polmoni, come sulle altezze profumate dei monti fecondi. Si sente forte e crede di essere adulta già nelle vie del Signore, mentre è il Signore che quasi la sostiene con le dande; si appoggia a Lui e si sente sicura dei suoi passi nell'esultanza interiore di una gioia che non ha l'eguale.
Il Signore, dopo aver sostenuto l'anima nell'infanzia di lei con le pure gioie del fervore sensibile, la mette alla prova, ma la sostiene senza farsi scorgere, come fa la mamma, che lascia a se stesso il bimbo per i primi passi, ma l'avvolge in distanza con le sue braccia per prenderlo se cade.
Dio spinge l'anima soavemente con la grazia, quasi vento balsamico dei monti che facilita l'ascesa; se l'anima s'arresta Egli non la forza, ma si mostra accorato, e la spinge col ricordo della Passione che soffrì per lei il suo Redentore. Una lacrima fatta stillare dal cuore a tale meditazione è capace di ammollire la durezza della volontà e di farla cedere all'invito dell'amore.
Ecco, Gesù le va innanzi, caricato della croce, e sale l'erta del Calvario; l'anima non può lasciarlo solo e lo segue. Cammina, ed Egli la ciba di sé col Cibo eucaristico, la conforta col suo esempio, la incoraggia con le sante ispirazioni e, con le istruzioni della Chiesa, la trae alle altezze tra i suoni osannanti delle campane, le voci melodiose dell'organo, gl'inni giubilanti delle anime; la trasforma in novella creatura, la possiede nell'amore, la trae alla eterna vita! Chi è posseduto dallo spirito immondo grida, si dispera, s'agita, si fa male; chi è posseduto dal Signore sta in pace e gode un anticipo dell'eterna felicità; non sarebbe somma stoltezza fuggire da Dio per una stupidissima e bassa passione, e darsi in balìa di satana nostro fierissimo nemico?
I cittadini di Gerasa, quando andarono da Gesù, videro colui che era stato vessato dal demonio seduto vestito, e sano di mente; dunque prima era agitato, spogliato di tutto e frenetico. Chi sta con Dio è in pace, è rivestito di grazia e ragiona, mentre chi si lascia ingannare da satana perde ogni tranquillità, è spoglio dei beni spirituali e non ragiona, pur presumendo di essere l'unico che ragiona! Mandaci il tuo Santo Spirito, o Signore, riempici di amore, possiedici tutti, e non permettere che satana penetri in noi e c'inganni, inducendoci nelle sue tentazioni.
 
Sac. Dolindo Ruotolo

domenica 2 febbraio 2014

02.02.2014 - Vangelo Lc 2, 22-40

Dal Vangelo secondo Luca
22Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – 23come è scritto nella legge del Signore: Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore – 24e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
25Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. 26Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. 27Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, 28anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:
29«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua parola,
30perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
31preparata da te davanti a tutti i popoli:
32luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele».
33Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. 34Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione 35– e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».
36C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuele, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, 37era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. 38Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
39Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. 40Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.

Parola del Signore

02.02.2014 - Commento al vangelo di S. Luca cap. 2 par. 4-5

4. La circoncisione
L'ottavo giorno dopo la nascita di un bambino si compiva il rito della circoncisione, segno dell'alleanza contratta da Dio col popolo ebreo. Essa consisteva in un taglio doloroso in una parte delicata del corpo, che doveva essere poi come un mezzo, benedetto nel dolore, per la propagazione del popolo eletto. Simbolo e figura della immolazione del Redentore, dal cui Sangue preziosissimo doveva nascere la progenie dei veri figli di Dio, rimetteva il peccato originale e congiungeva a Dio le anime. La donna non riceveva nessun segno speciale dell'alleanza con Dio; perché essa era come parte integrante dell'uomo, e partecipava così all'unione col Signore. Come Maria fu immacolata intuita meritorum Ghristi, in vista, in previsione dei meriti di Cristo', così la donna che ne era come la figura, partecipava alla giustizia dell'uomo, segnata dalla circoncisione. Il dolore doveva redimerci, e logicamente l'alleanza che figurava la redenzione era un segno di dolore; il
21 Si riferisce ai “balilla e avanguardisti”, associazioni premilitari obbligatorie durante il fascismo per fanciulli e giovani, che venivano così avviati all'uso delle armi alle parate militari. La frase corrente era: “libro e moschetto: fascista perfetto”. Così Don Dolindo disapprovava il militarismo ed era atto coraggioso a quel tempo scriverlo apertamente.
Sangue doveva purificarci, e giustamente nel sangue si rinnovava la speranza della salvezza e l'annunzio del suo compimento.
L'uomo si era inorgoglito ed aveva trovato la morte; era giusto, che la riproduzione del genere umano, che doveva riparare la morte e continuare in altri la spenta vita, fosse segnata da un suggello di umiliazione, fino a che l'umiliazione del Redentore e la sua piagata nudità non avesse reso la riproduzione un Sacramento nel suo Sangue.
Sulla croce Egli fu tutto circonciso, e nell'ultima effusione del suo Sangue dal Cuore generò la Chiesa e la sposò. Era logico anche questo, poiché nel cuore e per il cuore si uniscono le anime che si sposano, prima che si uniscano nel corpo; Egli consacrò il cuore umano nella ferita del suo Cuore e consacrò la carne nelle piaghe del suo infinito amore.
La donna ebbe la sua consacrazione espiatrice nella sua stessa funzione materna, compiuta nel dolore e, raccogliendo esso dalla vita, raccoglieva la propria immolazione purificatrice. Generare, quindi, era per lei come un confessarsi macchiata nell'origine, ed il Signore la sottoponeva alla purificazione nel tempio per ammantarla di misericordia, fino a che, rigenerata dal Sangue di Gesù Cristo, non avesse più rappresentato nell'umana generazione la prevaricatrice, ma la Chiesa, feconda di grazie e madre dei figli di Dio. Tutto è mirabile nelle disposizioni di Dio, anche quando l'uomo col suo debole intendimento non lo vede e non lo sa comprendere.
La circoncisione, come s'è accennato, si faceva all'ottavo giorno dalla nascita, alla presenza di almeno dieci testimoni, quasi fossero rappresentanza del popolo per questo numero rilevante. Si faceva o nella casa del neonato o nella sinagoga, e la praticava il padre stesso del bambino od un sacerdote. Praticando il taglio il ministro diceva: Sia benedetto il Signore nostro Dio, che ci ha santificati coi suoi precetti, e ci ha dato la circoncisione. Il padre del bambino, che doveva essere presente, rispondeva: Che ci ha dato d'introdurre il nostro bambino nell'alleanza del nostro padre Abramo. Tutti soggiungevano: Viva colui che hai scelto per figlio. Indi s'imponeva il nome al neonato in memoria del nome novello che Dio impose ad Abramo nell'istituire la circoncisione.
Gesù Cristo, innocenza per essenza, non aveva certo bisogno di farsi circoncidere, ma Egli lo volle per rendersi simile ai suoi fratelli (Eb 2,17), per redimere coloro che erano sotto la Legge (Gal 4,5) per umiliarsi profondamente ricevendo il segno del peccato e per spargere le prime gocce del suo preziosissimo Sangue.
Non possiamo dire con precisione dove sia stato circonciso; probabilmente nella stessa grotta dov'era nato, poiché, continuando l'affluenza di popolo per il censimento, non fu facile a san Giuseppe trovare una casa. Non possiamo neppure dire chi gli abbia fatto il taglio doloroso; forse glielo fece san Giuseppe medesimo, per consacrare meglio la sua paternità legale. Certo egli fu presente, com'era prescritto, e ricevette il Bambino come se fosse stato suo, imponendogli il nome di Gesù.
L'inferno non aveva ancora capito quello che la bontà di Dio compiva sulla terra, giacché, come dice sant'Ignazio martire, il Signore non permise che l'avesse conosciuto. Satana non aveva mai potuto avvicinarsi a Maria, dalla quale si sentiva schiacciato e fulminato; quella immacolata purezza lo sconvolgeva, e quell'umiltà profondissima lo irritava.
Quando l'angelo annunziò il grande mistero, egli fu ricacciato nellTnfemo dalle schiere celesti, e non s'accorse della mirabile operazione dello Spirito Santo. Ma, quando per la prima volta fu pronunziato il nome di Gesù sulla terra, tremò la sua dimora infernale e, secondo la parola di san Paolo, una gran forza di dominio costrinse i demoni stessi ad adorarlo. Passò su di essi come un nembo di splendore folgorante che li umiliò e, come ad una forte scarica elettrica nell'atmosfera le lampadine accese si affievoliscono all'istante o si spengono, così al pronunziarsi del nome divino s'abbassò d'un tratto l'alterigia infernale, e quegli spiriti, che si credevano dominatori, si sentirono umiliati.
Forse allora satana adirato stabilì di fare guerra al Redentore, dovunque si fosse manifestato, e più tardi, individuatolo per la visita dei Magi, aizzò Erode contro di Lui e tentò di farlo perire nella strage degl'innocenti. Satana ricordò la sconfitta avuta nel cielo e presentì quella che avrebbe avuta sulla terra; era caduto per non adorare il Verbo Incarnato, mostratogli negli eterni splendori, ed il nome di Gesù rinnovava in lui lo stupido orgoglio col quale rifiutò la gloria per bastare a se stesso; il suo tristissimo spirito si sconvolse e la sua infelicità divenne più spaventosa.

sabato 1 febbraio 2014

01.02.2014 - Vangelo Mc 4, 35-41

Dal Vangelo secondo Marco
35In quel medesimo giorno, venuta la sera, disse loro: «Passiamo all'altra riva». 36E, congedata la folla, lo presero con sé, così com'era, nella barca. C'erano anche altre barche con lui. 37Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. 38Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t'importa che siamo perduti?». 39Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. 40Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?». 41E furono presi da grande timore e si dicevano l'un l'altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».

Parola del Signore