giovedì 27 marzo 2014

28.03.2014 - Vangelo Mc 12, 28-34

Dal Vangelo secondo San Marco
28Allora si avvicinò a lui uno degli scribi che li aveva uditi discutere e, visto come aveva ben risposto a loro, gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?». 29Gesù rispose: «Il primo è: Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; 30amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. 31Il secondo è questo: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Non c’è altro comandamento più grande di questi». 32Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all’infuori di lui; 33amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici». 34Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.
Parola del Signore

28.03.2014 - Commento al vangelo di S. Marco cap. 12, par. 7-8

7. Il primo e il più grande precetto
Gesù Cristo nell'esporre allo scriba qual era il più grande precetto della Legge cominciò col dire: Il Signore Dio tuo è un solo Dio, e poi soggiunse: Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, e con tutta l'anima tua, e con tutta la tua mente, e con tutta la tua forza. Dunque non possiamo formarci degli idoli con le nostre passioni, né possiamo distrarre la nostra vita verso mete illusorie che non culminano in Dio. È da notarsi che Gesù Cristo non ci parla di Dio che chiamandolo Dio nostro: Il Signore Dio Tuo è un solo Dio, amerai il Signore Dio Tuo.
Il pensare che Dio ci appartiene e che noi apparteniamo a Dio non è una cosa che deve intenerirci?
Come si può amare altri che Dio, quando si sa che è nostro e siamo suoi?
Non è l'amore reciproco quello che lega gli sposi, i genitori ed i figli? Il rinnegare la propria sposa o il proprio sposo è adulterio, il negarsi l'amore è colpa grave, il disconoscere i genitori è un'ingratitudine somma, e noi saremo infedeli ed ingrati a Dio che è nostro ed al quale apparteniamo?
Non si può amare Dio in un modo qualunque, contentandosi di rivolgergli solo qualche omaggio più o meno convenzionale; bisogna dargli tutto il cuore, tutta l'anima, tutta la mente, tutte le forze, ossia bisogna orientare a Lui tutta la nostra vita: i pensieri, la volontà, il cuore, le forze, l'anima.
Dunque Egli deve regnare nel cuore come supremo nostro amore, nell'anima come nostra vita, nella mente come nostra sapienza, e nelle forze come nostro aiuto. Dunque, non si può dividere il cuore, avvilire l'anima fuori di Dio, sconvolgere la mente con le tenebre dell'errore, e traviare le forze nelle miserie delle colpe.
Dunque, l'amore di Dio è totalitario e non può ammettere cessioni alle creature; o esse sono attratte nella sua orbita e si illuminano della sua luce piena, o sono miseri relitti di cataclismi, che errano, quasi astri spenti nelle tenebre della nostra nullità, con pericoli perenni alla corsa della nostra vita.
È un assurdo pretendere di amare Dio riserbandosi delle zone dell'anima, o peggio, riserbandole al peccato, all'egoismo, all'errore ed all'immoralità. È questa una verità della quale dobbiamo tanto persuaderci da assorbirla nella nostra vita.
L'amore vero, totalitario a Dio porta con sé l'amore vero al prossimo, e per questo Gesù Cristo disse che il secondo precetto era simile al primo. Si ama il prossimo unicamente per amore di Dio, dandogli il cuore nella carità, l'anima nella fratellanza, la mente nella condiscendenza e le forze nello scambievole sostegno. Un cuore pieno di amore di Dio è anche pieno di compassione per il prossimo, perché vede in esso l'immagine del Signore; lo rispetta perché sa che Dio lo rispetta con grande riverenza, lo guida e lo difende perché sa che Dio ne è geloso.
A misura che diminuisce nel mondo la fiamma dell'amore di Dio diminuisce quella dell'amore al prossimo, e quando il Signore è completamente dimenticato subentra nei cuori un egoismo crudele, capace dei grandi eccessi di barbarie, dei quali la nostra storia contemporanea è piena.

mercoledì 26 marzo 2014

27.03.2014 - Vangelo Lc 11, 14-23

Dal Vangelo secondo San Luca
14Gesù stava scacciando un demonio che era muto. Uscito il demonio, il muto cominciò a parlare e le folle furono prese da stupore. 15Ma alcuni dissero: «È per mezzo di Beelzebùl, capo dei demòni, che egli scaccia i demòni». 16Altri poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno dal cielo. 17Egli, conoscendo le loro intenzioni, disse: «Ogni regno diviso in se stesso va in rovina e una casa cade sull’altra. 18Ora, se anche Satana è diviso in se stesso, come potrà stare in piedi il suo regno? Voi dite che io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl. 19Ma se io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl, i vostri figli per mezzo di chi li scacciano? Per questo saranno loro i vostri giudici. 20Se invece io scaccio i demòni con il dito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio.
21Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, ciò che possiede è al sicuro. 22Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via le armi nelle quali confidava e ne spartisce il bottino. 23Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me disperde.
Parola del Signore
 

27.03.2014 - Commento al vangelo di S. Luca cap. 11, par. 4

4. Liberazione dell'indemoniato muto
Presentarono a Gesù un indemoniato che era muto, e secondo san Matteo anche cieco (12,22). Il Redentore cominciò a cacciare satana, causa vera di quelle infermità e, quando l'ebbe cacciato, quell'uomo parlò e vide. Dal testo appare chiaro che Gesù dovette contendere a satana la preda, giacché è detto: Stava scacciando un demonio il quale era muto, l'espressione: stava scacciando, suppone che s'impiegò del tempo e la conseguente meraviglia delle turbe mostra che la liberazione dell'ossesso fu movimentata.
I ciechi, i sordi, i muti di satana
Satana, in generale, parlava per quelli che possedeva e cercava di stornare da sé l'irresistibile potenza di Gesù; questa volta non parlò ma agitò l'infelice, che dovette avere manifestazioni terrorizzanti. Lo spirito infernale sapeva per esperienza che ad ogni sua parola Gesù replicava comandandogli di tacere e di lasciare la preda; perciò tentò, senza parlare, rendendo muto e sordo quell'uomo, di evitare o tardare un'ingiunzione di potenza. Rese anche cieco l'infelice, perché i suoi occhi non avessero carpito nel gesto le parole imperiose con le quali Gesù lo scacciava.
Satana credeva così, nella sua stoltezza, di aver chiuso a quell'uomo le finestre, diciamo così, per le quali poteva essere penetrato dalla graziale l'aveva reso immagine viva di coloro che egli stringe nei lacci del male; ciechi all'evidenza della verità, sordi alle parole della vita, e muti, ostinatamente muti, alle parole della preghiera. Non vedono, non ascoltano e non pregano, e la loro rovina diventa in tal modo irreparabile, senza un intervento miracoloso della grazia.
Qualunque cosa si dica loro è per essi impenetrabile, e l'ostinazione della loro volontà diventa così tenace da sembrare invincibile.
Di questi ciechi sordi e muti dolorosamente è piena la terra, soprattutto negli alti ranghi dei popoli, e per vincerli occorre l'intervento di Gesù Cristo, poiché Egli solo può, per la grazia, penetrare il loro cuore e conquiderli. Il Sacro Testo non ci dice come Gesù liberò quell'ossesso; ma è chiaro che lo fece con un atto di dominio, forse toccandolo con la sua mano; certo dovette farlo con tale maestà che le turbe ne furono meravigliate.
Beelzebul e il suo regno
Alcuni di quelli che seguivano Gesù unicamente per trovar modo di accusarlo, non potendo negare l'evidenza del miracolo e, vedendo il popolo entusiasmato, dissero con profonda malignità che Egli scacciava i demoni in virtù di Beelzebul, principe dei demoni. Era una asserzione gratuita ed assurda e dovevano essi stessi capirlo ma nelle loro perversità speravano di far presa sul popolo e diminuirne la fede. Altri, non osando negare il miracolo, tentarono di diminuirne l'importanza domandando un segno dal cielo.
Il semplice domandare un miracolo più impressionante poteva produrre negli animi la svalutazione di quello che avevano veduto, come se fosse stato cosa da nulla; essi non si curavano in realtà di volere un nuovo argomento della verità, perché non avrebbero creduto neppure al segno venuto dal cielo, ma, come conoscitori dell'anima popolare, sapevano con quella semplice domanda di poter generare in tutti un senso di diffidenza. Essi poi speravano, anzi credevano, di essere certi che Gesù non avrebbe potuto dare un segno come Elia profeta, facendo magari discendere il fuoco dal cielo, perché supponevano malignamente che Egli operava per giochi di prestigio naturali o diabolici; anzi il domandare il segno dal cielo fu, per questi perfidi, una maligna insinuazione per confermare questa loro persuasione nelle turbe. Quanta perversità si annida nel cuore dell'uomo, quando si ostina a non voler vedere la verità!
Gesù Cristo, avendo scrutato i loro pensieri, cioè avendo conosciuto la loro perfida intenzione in quelle domande insidiose, cominciò dal confutare l'insinuazione che Egli operasse in virtù di Beelzebul, con un argomento irrefutabile: Egli scacciava satana, e lo scacciava, evidentemente perché non avesse recato danno all'anima ed al corpo di quelli che invasava; andava perciò direttamente contro il fine che si proponeva satana e ne dissolveva il tenebroso dominio. Se avesse operato in virtù di Beelzebul, satana si sarebbe servito di Lui per demolire il proprio regno, quel regno che in tanti modi tentava di conservare e mantenere, e sarebbe stato in discordia con se stesso, ed avrebbe mostrato che il suo regno si sfasciava già per interno dissolvimento, come si sfascia e rovina una nazione divisa in discordie intestine.
L'argomento era irrefutabile, ma Gesù lo completò con un altro: presso gli Ebrei c'erano già molti esorcisti, figli, ossia discepoli dei sacerdoti, degli scribi e dei farisei, i quali scacciavano i demoni e sapevano bene che potevano scacciarli solo nel nome di Dio e dopo molte preghiere. Ai suoi oppositori non era mai venuto in mente che li scacciassero in virtù di satana, giacché era troppo evidente il contrasto tra satana e Dio; d'altra parte le difficoltà che gli esorcisti avevano nello scacciarli e delle quali parlavano spesso era già la condanna della loro calunniosa e scellerata asserzione, ed essi indirettamente ne erano i giudici più competenti.
Ammettendo che satana possa scacciare satana, l'opera degli esorcisti del tempio sarebbe stata di per sé svalutata, ed essi con quella insinuazione perversa andavano contro di loro, gettando un'ombra sinistra sul loro ministero. Essendo assurdo che satana possa scacciare satana ed essendo dimostrato dall'esperienza stessa degli esorcisti che questo non poteva succedere, ne veniva come conseguenza che Gesù cacciava i demoni col dito di Dio, cioè con la divina sua potenza, e che cacciandoli ne dissolveva il regno, inaugurando così il regno di Dio.
Satana fino allora era stato nel mondo come il forte armato che custodisce il suo atrio, cioè il cortile della sua casa, ed è sicuro di proteggere quello che ha; finché non viene uno più forte di lui a vincerlo e a depredarlo. Solo uno più forte può vincere chi è armato ed è risoluto a difendere il suo dominio ad ogni costo.
Era evidente, dunque, anche da questo che satana era stato vinto non da se stesso ma da uno più forte di lui.
Con una frase velata Gesù ritorse contro i suoi nemici l'accusa che gli avevano fatto, perché essi avessero ponderato la situazione nella quale si trovavano: Chi non è con me, è contro di me, e chi non raccoglie con me, dissipa. Se Egli, cacciando satana per virtù divina se ne dichiarava nemico, era evidente che quelli i quali si dichiaravano suoi nemici erano essi amici di satana; se Egli vincendo lo spirito infernale ne dissolveva il regno ed inaugurava il regno di Dio, era evidente che coloro che lo avversavano in quest'opera grande erano cooperatori di satana e nemici del regno di Dio. Se fossero stati nemici del diavolo, sarebbero stati in armonia con Gesù che lo discacciava o lo vinceva; essendo invece nemici del Redentore, erano essi posseduti dallo spirito maligno.
È chiaro dal contesto che tra gli oppositori di Gesù ci dovevano essere alcuni che prima lo avevano seguito e poi si erano lasciati ingannare da satana, pur fingendo di continuare a seguire Gesù. Erano stati una volta liberati dalla schiavitù di satana, e lo spirito maligno aveva errato senza riposo nel deserto della perdizione in cerca di altre anime. Dopo era tornato all'assalto con sette spiriti peggiori, e li aveva riconquistati, riducendoli in uno stato più deplorevole. Dovevano dunque essi stare attenti e vigilanti, perché operavano per suggestione diabolica e correvano rischio di eterna ed irreparabile rovina.
Beato chi ascolta la Parola di Dio
Mentre Gesù parlava così, una donna alzò la voce in mezzo alle turbe e disse: Beato il grembo che ti ha portato e il seno da cui hai succhiato.
Evidentemente quella donna sentiva nelle parole del Redentore l'accento della verità e lo sentiva per qualche penosa esperienza personale che aveva fatta con quelli che gli si opponevano. Psicologicamente, infatti, l'applauso a chi parla è tanto più spontaneo e caloroso, quanto più le sue parole coincidono vivamente con le nostre esperienze personali. Chi è stato vittima di sopraffazioni da parte di prepotenti senza aver potuto reagire, e sente uno che ha il coraggio di affrontarli e di confonderli, esce in espressioni di plauso e di benedizione, che manifestano tutta la soddisfazione del suo animo, e sono uno sfogo indiretto del proprio risentimento.
L'esclamazione della donna, dopo un discorso piuttosto oscuro di Gesù, non si spiegherebbe senz'ammettere che essa medesima avesse avuto ragioni di risentimento contro gli scribi e i farisei. Perciò Gesù Cristo, senza contrastare la lode che essa dava alla sua santissima Madre, anzi confermandola ed integrandola, rispose: Anzi, beati quelli che ascoltano la Parola di Dio e la mettono in pratica. Egli voleva dire: sì, mia Madre è beata perché mi ha generato ed allattato, ma è più beata perché ha ascoltato e praticato la Parola di Dio; tu, perciò, non ti consolare dei rimproveri fatti ai tuoi oppressori, ma ascolta la parola di Dio e mettila in pratica usando carità.
inoltre, quella donna riguardava Maria come madre comune, e Gesù con le sue parole la dichiarò velatamente Madre di Dio. Essa, infatti, aveva ascoltato il messaggio celeste e vi aveva creduto, aveva accolto nel seno il Verbo sostanziale del Padre e 1' aveva custodito col suo amore, aveva ascoltato da Lui la Parola di Dio e l'aveva praticata.
Non l'aveva generato e nutrito come qualunque donna, ma aveva generato il Verbo Incarnato per opera dello Spirito Santo e l'aveva custodito come Uomo-Dio, e non come può custodirsi un qualunque figlio generato dalla carne. La donna esaltava in Maria la Madre di un profeta, e Gesù replicò per esaltare in Lei la Madre del Verbo.
Come si vede, l'interpretazione di questo versetto del Vangelo è tanto, immensamente tanto lontana dall'arbitraria interpretazione protestante, che vi vorrebbe vedere una diminuzione di Maria. Se si riflette poi che san Luca nel suo Vangelo ha voluto far rimarcare in modo particolare quello che esaltava Maria, si vede anche meglio com'è assurda la blasfema ipotesi di alcuni protestanti.
La risposta di Gesù Cristo alla donna che lo esaltava era anche diretta contro l'insinuazione degli scribi e dei farisei, che lo avevano voluto mostrare amico di satana; si direbbe, era un'esplosione dell'amore di Gesù verso il Padre fatta in pubblico, un volere stornare da sé la lode che gli si faceva, per mostrare che si curava solo della gloria di Dio e per convincere meglio le turbe che Egli era contro satana. E psicologico, infatti, anche per noi quando siamo accusati a torto di empietà, il colpire tutte le occasioni per manifestare la nostra pietà e la nostra devozione; certi sentimenti che rimarrebbero celati nel nostro cuore vengono espressi con maggiore energia, e si prospettano come esclusiva nostra preoccupazione.
Gesù Cristo ci tenne a mostrare al popolo quanto Egli apprezzasse la Legge di Dio e quanto fosse lontano da operare prestigi diabolici per raccogliere gloria, e perciò, alla donna che lo esaltò magnificando la beatitudine della Madre di Lui nell'averlo generato ed allattato, rispose con forza magnificando la beatitudine di chi ascolta la Parola di Dio e la custodisce praticandola.
Sac. Dolindo Ruotolo

martedì 25 marzo 2014

26.03.2014 - Vangelo Mt 5, 17-19

Dal Vangelo secondo San Matteo
17Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. 18In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. 19Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli.
Parola del Signore

26.03.2014 - Commento al vangelo di S. Matteo cap. 5, par. 19

19. Legge antica e Legge nuova. Svellere la radice dell'omicidio, dell'adulterio e della menzogna
Di fronte ad un maestro che annunzia nuove dottrine, è profondamente psicologico che nella massa degli ascoltanti sorga un sentimento rivoluzionario, che trascende le idee del maestro. Nasce nell'anima un desiderio di novità che l'agita, un'insofferenza al giogo che la fa aspirare ad una libertà senza confine, ed essa sogna novelli orizzonti di felicità, spesso effimera.
Gesù Cristo, da Dio qual è, scrutò il cuore dei suoi ascoltatori, e prevenne nell'anima loro questa mossa della natura, affermando solennemente che Egli non veniva a sciogliere la Legge o i Profeti, ma veniva a compirli, che neppure un jota (o jod) della Legge, o una virgola sola sarebbe stata mutata, ma solo essa sarebbe stata compiuta, e quindi sarebbero svanite da essa le figure ed i simboli per dar luogo alla realtà, ben più grande di qualunque simbolo.
Chi si crederà autorizzato a violare anche il più piccolo precetto di Dio con la scusa del nuovo ordine, invece di parteciparvi sarà l'ultimo nel regno dei cieli; con queste parole Gesù Cristo annunzia le vie della santità e non solo di una santità esterna, come quella degli scribi e dei farisei, ma di una santità interiore, che tende alla perfezione dell'anima.
Egli dunque non propone una rivoluzione, ma promulga una legge di santità; non vuole abolire le pratiche esterne dei precetti di Dio ma vuole che siano accompagnate dalla vita interiore, non si contenta dell'osservanza dei precetti più gravi, ma vuole la perfezione.
Sac. Dolindo Ruotolo

lunedì 24 marzo 2014

25.03.2014 - Vangelo Lc 1, 26-38

Dal Vangelo secondo San Luca
26Al sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, 27a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. 28Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te».
29A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. 30L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. 31Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. 32Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre 33e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
34Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». 35Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. 36Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: 37nulla è impossibile a Dio». 38Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.
Parola del Signore