Tratto dalla monumentale opera di dottrina esegetica di ben 30 volumi. Il frutto che si ricava da tale lettura è una maturazione profonda nella fede, una percezione della verità della Parola negli eventi del nostro tempo, una aspirazione santa alle promesse contenute nella Rivelazione.
sabato 27 giugno 2015
28.06.2015 - Commento al vangelo di S. Marco cap. 5 par. 3
Gesù Cristo, invitato dai Gerasèni ad allontanarsi dal loro territorio, non volle rimanervi più oltre, ma, montato in barca, passò alla riva opposta presso Cafarnao. Egli compatì lo spavento di quella gente, ed ebbe pietà della loro incoscienza, perciò contro le sue abitudini, invece d'imporre silenzio all'uomo che era stato liberato e al suo compagno di sventura, volle che essi avessero manifestato le grandezze di Dio. Lasciò in quei luoghi come voci di apostolato quegli stessi che poco prima erano stati voci di terrore, per non lasciare in completo abbandono quel popolo.
sabato 13 giugno 2015
14.06.2015 - Commento al vangelo di S. Marco cap. 4 par. 3
3. La divina Parola avanza nella Chiesa e nel mondo
Gesù Cristo, dopo aver parlato velatamente dell'arma spirituale della conquista del suo Regno spirituale, cioè della divina Parola, ed aver accennato al modo col quale essa avrebbe prodotto il suo frutto nei cuori, si rivolge ai suoi apostoli che dovevano accogliere la sua predicazione e farla conoscere al mondo. Essi erano le lampade del mondo e non potevano rimanere nascosti, ma dovevano splendere sul candelabro per fare luce ai popoli. La lucerna non è nascosta sotto il moggio, cioè non viene coperta dalla misura di capacità di otto litri circa, con la quale si misurava il grano, quasi come cappello per tutelarla dal vento, né viene posta sotto il letto quando deve fare luce a tutta la stanza.Gli apostoli sono fiaccole che debbono splendere nelle tempeste dei secoli con piena fiducia, senza temere di essere spenti dagli uragani, perché accesi dalla grazia sono lampade non destinate ad illuminare sotto il letto, ossia le poche amicizie familiari sono luci non ristrette nell'intimità delle case, ma destinate ad illuminare la società, ad essere guide della vita pubblica in mezzo alle oscurità di tutte le aberrazioni umane. Gli apostoli hanno un tesoro di verità che non tutti capiscono, che sono nascoste alle anime indegne o superficiali, e sono espresse, come faceva Egli allora, con parabole; ma poi verrà il tempo nel quale essi dovranno spiegare tutto, essere gli interpreti autentici della divina Parola. Essi illuminano gli altri annunziandola, la illuminano commentandola; soltanto a loro è affidato questo ministero di illuminazione spirituale, e non a qualunque anima, e tanto meno in modo cervellotico o arbitrario.
Unendo queste parole di Gesù a quelle che disse proclamando esplicitamente gli apostoli luce del mondo e sale della terra, è chiaro che Egli voleva proclamare la missione della Chiesa di annunziare la divina Parola, ed il suo magistero infallibile nell'interpretarla. Perciò rivolgendosi agli eretici, e soprattutto ai futuri protestanti che avrebbero preteso di annunziare essi la parola e d'interpretarla a modo loro, disse in tono profetico e severo: Chi ha orecchie da intendere intenda cioè: non vi fate illusione che sia come voi pensate, né crediate di potere stravolgere la mia parola.
sabato 6 giugno 2015
07.06.2015 - Commento al vangelo di S. Marco cap. 14 par. 3
Ricordando con le parole stesse di Gesù l'ineffabile dono dell'Eucaristia, bisognerebbe solo deporre la penna e piangere di riconoscenza e di amore! Pensare ad un Dio disceso dal cielo è una cosa che intenerisce, e suscita nel cuore l'amore più vivo; ma il considerare che Egli s'è immolato e s'è dato a noi come cibo e come bevanda, rimanendo con noi vivo e vero, è una cosa che dà le vertigini.
Tu sei qui, mio Gesù, nel Tabernacolo del tuo amore; sei con me, con me, nell'arcano silenzio della tua carità, Vittima perenne, Agnello di Dio, arca di alleanza, trono di grazia, tesoro ineffabile che attrai tutte le nostre brame, perla preziosa, nascosta nella nostra terra, che ci spinge a tutto dare per averla, aiuto e sostegno della nostra vita soprannaturale, e gioia perenne del nostro esilio! Gesù Sacramentato! Quale dono ineffabile!
Se gli apostoli avessero potuto capirne la grandezza, non avrebbero potuto resistere alla piena dell'amore quando Gesù Cristo la istituì; bisogna riconoscere che Egli dovette nascondersi ai loro cuori per non farsi scorgere, rendendoli, così, capaci di poter vivere ancora, dopo un contatto tanto pieno e profondo con la sua vita!
sabato 30 maggio 2015
30.05.2015 - Commento al vangelo di S. Matteo cap. 28 par. 5
Mentre i sacerdoti, gli scribi e i farisei cercavano con la più stupida calunnia di impedire il propagarsi della buona novella, Gesù Cristo con la sua divina autorità, investiva gli apostoli della loro missione e solennemente li mandava ad annunziare la verità a tutte le genti di buona volontà, battezzandole nel nome della Santissima Trinità, ed incorporandole al suo Corpo mistico. Egli mandandoli non li fece ministri di una vana eloquenza, ma ordinò loro di istruire le genti e di insegnare ad osservare tutto ciò che aveva loro comandato. La predicazione evangelica è perciò eminentemente didascalica, e non può perdersi in vane parlate, che servirebbero più a magnificare l'oratore che a dilatare il regno di Dio. L'esposizione delle verità, del resto, è l'eloquenza più bella che possa desiderarsi, poiché è luce che illumina la mente, ed è calore che riscalda il cuore e la vita. L'oratoria non è mai apostolato, anzi molte volte diventa vera causa dell'ignoranza che affligge l'anima cristiana. Bisogna darle definitivamente il bando, e ritornare alle forme di omelia e di catechesi che avevano le prediche nella Chiesa primitiva.
venerdì 22 maggio 2015
23.05.2015 - Commento al vangelo di S. Giovanni cap. 16 par. 4
Quando Gesù disse a Pietro: Seguimi, egli andò appresso a Lui credendo che dovesse fargli delle particolari raccomandazioni. Era tutto compreso dell'ufficio assegnatogli, poiché aveva avvertito nell'anima una profonda trasformazione. Era anche tutto compreso dalla profezia fattagli, nella quale aveva capito che si accennava alla sua vecchiezza e, vedendo Giovanni che s'era messo anch'egli a seguire Gesù, ebbe la curiosità di sapere che cosa sarebbe stato di lui. Forse sentendosi dire che sarebbe giunto alla vecchiezza, si preoccupò di sopravvivere a Giovanni che amava di particolare amore, forse desiderò per lui qualche ufficio speciale; si ricordò che quel discepolo era prediletto da Gesù, che nella Cena gli aveva appoggiato il capo sul petto, domandando chi fosse il traditore, ed immaginò che dovesse avere un posto importante. Perciò rivolto a Gesù gli domandò: Signore, di questi che sarà?
Era una curiosità che non importava appagare, poiché quando un'anima è eletta ad una missione, deve pensare a compierla senza preoccuparsi dell'ufficio degli altri. Gesù poi per spiegare a Pietro che cosa sarebbe stato di Giovanni, avrebbe dovuto dirgli tante cose che l'avrebbero contristato, poiché certo san Giovanni ebbe a patire non poco sia per l'esilio a Patmos, sia per le persecuzioni che ebbe, sino ad essere gettato in una caldaia di olio bollente; perciò rispose evasivamente: Se voglio che rimanga fino a tanto che io venga, a te che importa? Gesù Cristo aveva detto altra volta agli apostoli: Quando sarò partito ed avrò preparato il luogo per voi, verrò di nuovo e vi prenderò con me, affinché dove io sono siate anche voi (14,3). Con queste parole aveva loro promesso di assisterli nella morte e portarli in Paradiso. Dicendo a Pietro: Se io voglio che rimanga, finché io venga,Gesù evidentemente non alludeva alla sua venuta finale, ma alla sua venuta amorosa nella morte di Giovanni. Egli voleva dire: lo farò rimanere sulla terra finché io verrò a prenderlo; a te che importa sapere quando verrò a prenderlo? Tu seguimi, cioè tu percorri la tua via appresso a me, e non ti curare di altro.
domenica 17 maggio 2015
17.05.2015 - Commento al vangelo di S. Marco cap. 16 par. 3
Gli apostoli stavano rinchiusi per timore di essere catturati, e non ebbero neppure il coraggio d'andare al sepolcro; forse furono informati che vi era la guardia. Le pie donne, invece, ignare di questo e spinte dall'amore, comperati la sera del sabato gli aromi funebri, appena terminata al vespro la festa, si avviarono di prima mattina nel giorno seguente, primo della loro settimana, per imbalsamare il Corpo del Redentore. Fecero un cammino piuttosto lungo e giunsero al sepolcro mentre spuntava il sole.
L'amore le spingeva, ma si ricordarono che la pietra posta sulla tomba era grande assai, e si domandavano fra loro come avrebbero fatto a trovare qualcuno che l'avesse tolta in quell'ora. Alzati però gli occhi si accorsero che era stata già tolta, ed entrarono trepidanti nella caverna. Trasalirono di stupore vedendovi non il Corpo del Redentore, ma un angelo sotto sembianze di giovane, vestito di bianco perché tutto luminoso, il quale disse loro: Non abbiate timore; voi cercate Gesù Nazareno crocifisso; Egli è risuscitato, non è qui. E, mostrato loro il luogo dov'era stato deposto, le esortò a dame notizia ai suoi discepoli ed in particolare a Pietro, dando ad essi convegno nella Galilea. La Galilea era un luogo più pacifico, dove la riunione dei molti discepoli, che Egli aveva, poteva destare minori rappresaglie. Gesù Cristo in realtà si mostrò subito ai suoi apostoli ripetutamente, come si mostrò certamente e prima che a tutti, a Maria Santissima per consolarla, ma la riunione di tutti i suoi apostoli e discepoli la volle nella Galilea.
sabato 9 maggio 2015
10.05.2015 - Commento al vangelo di S. Giovanni cap. 15 par. 3
L'Eucaristia è Sacramento di amore a Dio nel sacrificio e nella dedizione dell'anima alla divina volontà, ed è Sacramento di amore al prossimo nella carità che s'immola e si dona per amore di Dio. Per questo Gesù, dopo aver parlato dell'amore e della dedizione a Dio, ritornò sul suo grande precetto di amare il prossimo e disse: Questo è il mio comandamento: che vi amiate l'un l'altro come io ho amato voi. Egli questo comandamento l'aveva già dato, e l'aveva chiamato nuovo (13,34) per il mondo, dilaniato dalle vendette e dall'odio; ora volle determinarne la portata, ed esclamò: Nessuno ha un amore più grande di colui che dà la vita per i suoi amici.