venerdì 14 febbraio 2014

14.02.2014 - Vangelo Lc 10, 1-9

Dal Vangelo secondo Luca
1Dopo questi fatti il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. 2Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! 3Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; 4non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. 5In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. 6Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. 7Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra. 8Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, 9guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”.
 
Parola del Signore

14.02.2014 - Commento al vangelo di S. Luca cap. 10 par. 2

2. Gesù istruisce i settantadue discepoli
Avvicinandosi il termine della sua missione, Gesù Cristo volle moltiplicare i ministri della sua parola per divulgarla in tutta la Palestina con maggiore sollecitudine, ed elesse settantadue discepoli, ai quali diede speciali facoltà. Essi non erano al medesimo grado degli apostoli, ma immediatamente inferiori, e poiché gli apostoli erano i primi vescovi del mondo, doti. La gerarchia così cominciò a formarsi sotto la direzione di Gesù stesso: Lui, capo di tutti, san Pietro capo degli apostoli e suo vicario per essi e per la Chiesa, i settantadue discepoli cooperatori immediati suoi e degli apostoli. Egli li mandò, infatti, in ogni città dove stava per andare, per preparare le anime alla sua venuta, e li dispose a questa missione con salutari precetti.
Prima di tutto ispirò loro la sollecitudine per le anime dicendo: La messe è molta e gli operai sono pochi. Essi erano pochi e le anime da curare moltissime, quasi messe che doveva raccogliersi; dovevano perciò avere una grande sollecitudine nel lavorare e non preoccuparsi delle loro comodità. Erano pochi, e perché Gesù non ne aveva eletti di più? Perché la vocazione e l'attitudine ad una missione soprannaturale sono frutto di grazie che non tutti accettano e, per riceverle e corrispondervi, bisogna pregare intensamente.
E il Signore che manda gli operai nella sua vigna, e Gesù stesso elesse gli apostoli ed i discepoli dopo lunghe preghiere al Padre. La preghiera è nelle nostre mani come la nostra onnipotenza, e Dio ce ne rende capaci e la richiede perché anche noi cooperiamo alle grandi opere del suo amore. Egli potrebbe formare anche dalle pietre i figli di Abramo, ma vuole che noi cooperiamo sia all'elezione di quelli che debbono essere ministri della loro formazione, sia alla loro salvezza. Questa grande legge di amore e di fecondità ci mostra quanto Dio ci ami, e quanto delicatamente rispetti la nostra libertà e la grande dignità che Egli ci ha dato.

giovedì 13 febbraio 2014

13.02.2014 - Vangelo Mc 7, 24-30

Dal Vangelo secondo Marco
24Partito di là, andò nella regione di Tiro. Entrato in una casa, non voleva che alcuno lo sapesse, ma non poté restare nascosto. 25Una donna, la cui figlioletta era posseduta da uno spirito impuro, appena seppe di lui, andò e si gettò ai suoi piedi. 26Questa donna era di lingua greca e di origine siro-fenicia. Ella lo supplicava di scacciare il demonio da sua figlia. 27Ed egli le rispondeva: «Lascia prima che si sazino i figli, perché non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». 28Ma lei gli replicò: «Signore, anche i cagnolini sotto la tavola mangiano le briciole dei figli». 29Allora le disse: «Per questa tua parola, va’: il demonio è uscito da tua figlia». 30Tornata a casa sua, trovò la bambina coricata sul letto e il demonio se n’era andato.
 
Parola del Signore

13.02.2014 - Commento al vangelo di S. Marco cap. 7 par. 4

4. La fede della Cananea
Gesù volle fare una visita alle contrade pagane di Tiro e di Sidone, chiamate anche sirofenicia, perché unite alla provincia romana di Siria. Gli Ebrei chiamavano Cananei gli abitanti di questa regione, e per questo la donna che supplicò il Redentore è chiamata Cananea da san Matteo.
Gesù Cristo passò in territorio pagano per far diminuire l'avversione che avevano contro di Lui gli scribi e i farisei, e nello stesso tempo per chiamare anche i pagani alla fede. Non voleva fare un apostolato in quelle regioni, ma desiderava quasi prenderne possesso tacitamente, e perciò non voleva che si sapesse della sua presenza in quei luoghi. Ma non poté rimanervi nascosto, perché ben presto si sparse la notizia del suo arrivo.
Dal contesto si può rilevare che gli apostoli non fossero stati molto contenti d'andare in terra pagana; essi che prima avevano interrogato Gesù sulle sue affermazioni riguardo al mangiare ed al bere, perché erano sembrate loro contrastanti con gli usi legali, non dovettero guardare di buon occhio quell'escursione in terra pagana e presso i pagani, riguardati dagli Ebrei come cani. Questo loro nascosto sentimento traspare dalla stessa durezza delle risposte che il Redentore diede ad una povera donna che lo supplicava di scacciare il demonio da una sua figlia.
La poveretta, saputo della venuta di Gesù, andò appresso a Lui nel luogo dove Egli si trovava, e lo supplicò di aver pietà della figlia. Ma Gesù, rispecchiando nelle sue parole l'occulto sentimento degli apostoli verso i pagani, e perché essi avessero potuto vederne la durezza e rammaricarsene, disse che non era bene prendere il pane dei figli e darlo ai cani.
Assolutamente questa espressione non poteva stare sulle labbra dell'infinita bontà, e Gesù la disse ripetendo con parole sue quello che gli apostoli pensavano internamente, e le disse, come si rileva da san Matteo, per le insistenze che gli fecero gli stessi apostoli. Essi che trovavano mal fatto andare ai pagani, avrebbero voluto poi che Gesù avesse accontentato quella donna per non farla più gridare.
La donna capì bene il senso delle parole del Signore, e lungi dall'adontarsene, sentì tanto forte la bontà di Lui che rispose con maggiore umiltà e fiducia: Anche i cagnolini sotto la tavola mangiano le briciole dei figli. Si umiliò e disse una parola di grande fiducia, e per questa parola ottenne la grazia, e il demonio fuggì dalla figlia*; lo disse esplicitamente Gesù: Per quanto hai detto va il demonio è uscito dalla tua figlia. L'umiltà è come una saetta per satana, lo ferisce in pieno, ed è un elemento a lui così contrario che ne rifugge come il pesce rifugge dall'aria libera.
Le grandi invasioni diaboliche avvengono quando l'orgoglio apre loro la via, e le grandi sconfitte che egli subisce avvengono per la santa umiltà che lo confonde. Se intendessimo questa grande verità e sapessimo umiliarci innanzi a Dio, saremmo invulnerabili da parte di satana.
È detto nel Sacro Testo che Gesù, entrato in una casa del territorio di Tiro e di Sidone, non voleva che alcuno lo sapesse, ma non poté stare nascosto. Se Egli non voleva che nessuno lo avesse saputo, avrebbe potuto rendersi invisibile oppure impedire che la gente si accorgesse di Lui; è evidente che Egli non voleva che il popolo fosse andato da Lui per curiosità, e si manifestò alla fede che lo ricercava. Egli vive nella nostra terra nascosto dai veli eucaristici, e nessuno può scorgerlo in quella benedetta dimora; solo la fede lo scopre, e corre a Lui per averne la vita.

mercoledì 12 febbraio 2014

12.02.2014 - Vangelo Mc 7, 14-23

Dal Vangelo secondo Marco
14Chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e comprendete bene! 15Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro». [16]
17Quando entrò in una casa, lontano dalla folla, i suoi discepoli lo interrogavano sulla parabola. 18E disse loro: «Così neanche voi siete capaci di comprendere? Non capite che tutto ciò che entra nell’uomo dal di fuori non può renderlo impuro, 19perché non gli entra nel cuore ma nel ventre e va nella fogna?». Così rendeva puri tutti gli alimenti. 20E diceva: «Ciò che esce dall’uomo è quello che rende impuro l’uomo. 21Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, 22adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. 23Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo».
 
Parola del Signore

12.02.2014 - Commento al vangelo di S. Marco cap. 7 par. 3

3. Tutto ciò che di fuori entra nell'uomo non può contaminarlo
Queste parole di Gesù Cristo sono spesso citate a sproposito da quelli che rifiutano ogni legge di astinenza o di digiuno imposta dalla Chiesa, e credono di giustificare così la loro gola e la loro ribellione.
Eppure il Signore non volle minimamente intaccare la legge, ma solo dimostrare, contro gli scribi e farisei, che la scrupolosità esterna in certi casi introdotti dagli uomini non giovava a nulla, e non poteva santificare la creatura. Gesù parlò di ciò che è fuori dell'uomo, cioè di ciò che non ha relazione alcuna con l'anima, il che non poteva valere per le astinenze e i digiuni comandati dalla legittima autorità, ordinati al bene dell'anima.
Nessuna legge di digiuno prescrive il modo esterno di mangiare o di bere, e questo cerimoniale di igiene o di galateo è fuori del dominio dell'anima, e non le aggiunge o le toglie nulla, a meno che non abbia relazione con la carità; ma non è indifferente all'anima il digiunare, perché questo la rende disciplinata spiritualmente, ammansisce in lei le pretese delle passioni, l'abitua al dominio di se stessa, e le dà la gioia di notare in sè un progresso spirituale.
Se non fosse così, Gesù Cristo non ci avrebbe dato Egli stesso l'esempio digiunando 40 giorni nel deserto, e non avrebbe suscitato con particolari aiuti di grazia, i grandi santi penitenti. Ciò che entra nell'uomo indifferentemente, segue il corso delle leggi digestive, e non può influire sull'anima; gli scribi e farisei invece credevano che il mangiare senza lavarsi le mani fosse causa di una vera macchia nell'anima, quasi che il cibo potesse direttamente influire su di lei.
Macchia l'uomo ciò che viene dal cuore, cioè la cattiva volontà, il ribellarsi alla Legge, il disobbedire; chi mangia con le mani non lavate, non ha alcuna cattiva volontà, ma chi tradisce la Legge dell'astinenza e del digiuno ha la pessima volontà di fare il proprio comodo e quindi, in questo caso, è precisamente dal cuore cattivo che viene la sua trasgressione, macchiandogli l'anima.
Ma chi sono quelli che si mostrano noncuranti della Legge del digiuno, ostentando un'immunizzazione assoluta contro le macchie interne? Sono precisamente quelli che sono macchiati di ogni delitto, o che bevono con facilità il peccato, a somiglianza degli scribi e dei farisei. La loro coscienza, facile al peccato, dimostra esaurientemente con quale spirito parlano, e li accusa; chi veramente è buono sente rimorso di mangiare un cibo proibito, e non affaccia vani pretesti per trasgredire la Legge.
Gesù Cristo si mostrò un poco severo nel rispondere all'interrogazione fattagli dagli apostoli, perché essi s'erano impressionati dal rimprovero dei farisei, ed avevano creduto per poco che Egli fosse un po' troppo largo di coscienza.
La loro domanda non era fatta per avere luce, ma piuttosto per richiamare l'attenzione del Maestro su di un dovere del quale sembrava non tenesse il conto dovuto; fu per questa doppiezza che Gesù, addolorato, rivolse loro la parola in modo severo; se essi avessero avuto fede in Lui, non avrebbero dovuto parlare in quel modo; forse Gesù alludendo ai peccati che vengono dal cuore, volle richiamare la loro attenzione anche sulla doppiezza con la quale avevano parlato ed al poco amore col quale l'avevano interrogato. Essi non volevano che Gesù transigesse sulla Legge, e il sospettare che lo facesse, era già un diffidare della sua santità.
In questo stava la vera mancanza di discernimento degli apostoli; essi non capivano ancora che in Gesù tutto era santo, e non intendevano che il suo amore per il Padre e per le sue Leggi era superiore a qualunque loro concezione.
 
Sac. Dolindo Ruotolo

martedì 11 febbraio 2014

11.02.2014 - Vangelo Mc 7, 1-13

Dal Vangelo secondo Marco
1Si riunirono attorno a lui i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme. 2Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate 3– i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi 4e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti –, 5quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?».
6Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto:
Questo popolo mi onora con le labbra,
ma il suo cuore è lontano da me.
7Invano mi rendono culto,
insegnando dottrine che sono precetti di uomini.
8Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini». 9E diceva loro: «Siete veramente abili nel rifiutare il comandamento di Dio per osservare la vostra tradizione. 10Mosè infatti disse: Onora tuo padre e tua madre, e: Chi maledice il padre o la madre sia messo a morte. 11Voi invece dite: “Se uno dichiara al padre o alla madre: Ciò con cui dovrei aiutarti è korbàn, cioè offerta a Dio”, 12non gli consentite di fare più nulla per il padre o la madre. 13Così annullate la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi. E di cose simili ne fate molte».
 
Parola del Signore