4. La fede della Cananea
Gesù volle fare una visita alle contrade pagane di Tiro e di Sidone, chiamate anche sirofenicia, perché unite alla provincia romana di Siria. Gli Ebrei chiamavano Cananei gli abitanti di questa regione, e per questo la donna che supplicò il Redentore è chiamata Cananea da san Matteo.
Gesù Cristo passò in territorio pagano per far diminuire l'avversione che avevano contro di Lui gli scribi e i farisei, e nello stesso tempo per chiamare anche i pagani alla fede. Non voleva fare un apostolato in quelle regioni, ma desiderava quasi prenderne possesso tacitamente, e perciò non voleva che si sapesse della sua presenza in quei luoghi. Ma non poté rimanervi nascosto, perché ben presto si sparse la notizia del suo arrivo.
Dal contesto si può rilevare che gli apostoli non fossero stati molto contenti d'andare in terra pagana; essi che prima avevano interrogato Gesù sulle sue affermazioni riguardo al mangiare ed al bere, perché erano sembrate loro contrastanti con gli usi legali, non dovettero guardare di buon occhio quell'escursione in terra pagana e presso i pagani, riguardati dagli Ebrei come cani. Questo loro nascosto sentimento traspare dalla stessa durezza delle risposte che il Redentore diede ad una povera donna che lo supplicava di scacciare il demonio da una sua figlia.
La poveretta, saputo della venuta di Gesù, andò appresso a Lui nel luogo dove Egli si trovava, e lo supplicò di aver pietà della figlia. Ma Gesù, rispecchiando nelle sue parole l'occulto sentimento degli apostoli verso i pagani, e perché essi avessero potuto vederne la durezza e rammaricarsene, disse che non era bene prendere il pane dei figli e darlo ai cani.
Assolutamente questa espressione non poteva stare sulle labbra dell'infinita bontà, e Gesù la disse ripetendo con parole sue quello che gli apostoli pensavano internamente, e le disse, come si rileva da san Matteo, per le insistenze che gli fecero gli stessi apostoli. Essi che trovavano mal fatto andare ai pagani, avrebbero voluto poi che Gesù avesse accontentato quella donna per non farla più gridare.
La donna capì bene il senso delle parole del Signore, e lungi dall'adontarsene, sentì tanto forte la bontà di Lui che rispose con maggiore umiltà e fiducia: Anche i cagnolini sotto la tavola mangiano le briciole dei figli. Si umiliò e disse una parola di grande fiducia, e per questa parola ottenne la grazia, e il demonio fuggì dalla figlia*; lo disse esplicitamente Gesù: Per quanto hai detto va il demonio è uscito dalla tua figlia. L'umiltà è come una saetta per satana, lo ferisce in pieno, ed è un elemento a lui così contrario che ne rifugge come il pesce rifugge dall'aria libera.
Le grandi invasioni diaboliche avvengono quando l'orgoglio apre loro la via, e le grandi sconfitte che egli subisce avvengono per la santa umiltà che lo confonde. Se intendessimo questa grande verità e sapessimo umiliarci innanzi a Dio, saremmo invulnerabili da parte di satana.
È detto nel Sacro Testo che Gesù, entrato in una casa del territorio di Tiro e di Sidone, non voleva che alcuno lo sapesse, ma non poté stare nascosto. Se Egli non voleva che nessuno lo avesse saputo, avrebbe potuto rendersi invisibile oppure impedire che la gente si accorgesse di Lui; è evidente che Egli non voleva che il popolo fosse andato da Lui per curiosità, e si manifestò alla fede che lo ricercava. Egli vive nella nostra terra nascosto dai veli eucaristici, e nessuno può scorgerlo in quella benedetta dimora; solo la fede lo scopre, e corre a Lui per averne la vita.