2. La pietà falsa e la vera devozione
Alcuni scribi e farisei, venuti da Gerusalemme per spiare ciò che operava Gesù, notarono con grande loro scandalo che alcuni dei suoi discepoli non si lavavano le mani prima di mangiare. L'evangelista, scrivendo per i popoli pagani, spiega minutamente la ragione di questo scandalo, e nota che gli scribi e farisei avevano l'uso di lavarsi spesso, e di lavare anche gli oggetti di maggiore uso, perché credevano così di tenersi puri. Quando tornavano poi dal mercato, facevano addirittura un bagno, non sapendo discernere i contatti legalmente immondi che avevano potuto avere nel trattare con tanta gente.
Se fosse stato un desiderio di semplice pulizia, benché allora non si conoscessero ancora i microbi e le infezioni che possono portare, non sarebbe stato un male; ma essi attribuivano a quelle lavande il potere di purificarsi spiritualmente, e credevano di aver fatto tutto innanzi a Dio con quelle abluzioni.
Facevano man bassa della legge autentica di Dio, e si mostravano scrupolosissimi nelle tradizioni e negli usi introdotti dagli uomini.
In questo stava la loro ipocrisia quando si scandalizzarono dei discepoli di Gesù, ed in questo soprattutto il pericolo della loro anima, lontana dalla vera salvezza; per questo Gesù Cristo li trattò severamente. In realtà sembra un po' penoso che Colui che era tutto bontà e misericordia sia stato aspro con gli scribi e farisei, ma Egli non poteva scuoterli diversamente, e la sua stessa misericordia esigeva la severità. È un argomento che bisogna un poco approfondire per l'onore stesso del Re divino.
Tratto dalla monumentale opera di dottrina esegetica di ben 30 volumi. Il frutto che si ricava da tale lettura è una maturazione profonda nella fede, una percezione della verità della Parola negli eventi del nostro tempo, una aspirazione santa alle promesse contenute nella Rivelazione.
sabato 29 agosto 2015
domenica 23 agosto 2015
23.08.2015 - Commento al vangelo di S. Giovanni cap. 6 par. 6
6. Questo discorso è duro, dicono i discepoli
Molti dei discepoli di Gesù Cristo ascoltando il suo discorso dissero fra loro stessi: Questo discorso è duro o, secondo il testo greco, è aspro, è crudele, e chi può ascoltarlo? Avrebbero dovuto dire semplicemente che era assurdo, avendolo preso in senso materiale di un corpo fatto in pezzi e dato a mangiare, e di un sangue bevuto nell'uccidere il corpo, ma era tanto l'accento di verità delle parole di Gesù, che non poterono dirlo.
Essi inconsciamente sentivano che era vero, e non intendendone il senso lo dichiaravano duro, aspro, crudele. Gesù Cristo, conoscendo i loro pensieri e le loro mormorazioni, disse: Voi vi scandalizzate di quello che vi ho detto? E se vedrete salire il Figlio dell'uomo dov'era prima? Lo spirito è quello che vivifica, la carne non giova a nulla; le parole che io vi dico sono spirito e vita. Egli rispondeva alla loro interpretazione antropofaga delle sue parole, e faceva notare che il suo corpo non aveva bisogno di essere diviso per darsi. Essi lo avrebbero visto salire dove era prima, cioè al cielo, ed avrebbero osservato ancora una volta che quel corpo poteva sottrarsi alle leggi della materia ascendendo, mentre il suo peso l'avrebbe portato in basso.
Egli parlava del suo Corpo e del suo Sangue non come materia stretta dalle dimensioni, non come carne determinata dalla quantità, divisa in pezzi, ma come sostanza vivificata dall'anima e terminata dalla Persona divina.
Molti dei discepoli di Gesù Cristo ascoltando il suo discorso dissero fra loro stessi: Questo discorso è duro o, secondo il testo greco, è aspro, è crudele, e chi può ascoltarlo? Avrebbero dovuto dire semplicemente che era assurdo, avendolo preso in senso materiale di un corpo fatto in pezzi e dato a mangiare, e di un sangue bevuto nell'uccidere il corpo, ma era tanto l'accento di verità delle parole di Gesù, che non poterono dirlo.
Essi inconsciamente sentivano che era vero, e non intendendone il senso lo dichiaravano duro, aspro, crudele. Gesù Cristo, conoscendo i loro pensieri e le loro mormorazioni, disse: Voi vi scandalizzate di quello che vi ho detto? E se vedrete salire il Figlio dell'uomo dov'era prima? Lo spirito è quello che vivifica, la carne non giova a nulla; le parole che io vi dico sono spirito e vita. Egli rispondeva alla loro interpretazione antropofaga delle sue parole, e faceva notare che il suo corpo non aveva bisogno di essere diviso per darsi. Essi lo avrebbero visto salire dove era prima, cioè al cielo, ed avrebbero osservato ancora una volta che quel corpo poteva sottrarsi alle leggi della materia ascendendo, mentre il suo peso l'avrebbe portato in basso.
Egli parlava del suo Corpo e del suo Sangue non come materia stretta dalle dimensioni, non come carne determinata dalla quantità, divisa in pezzi, ma come sostanza vivificata dall'anima e terminata dalla Persona divina.
domenica 2 agosto 2015
02.08.2015 - Commento al vangelo di S. Giovanni cap. 6 par. 5
5. Gesù annunzia solennemente il Pane della vita. Il popolo non capisce
Il popolo, dopo il miracolo della moltiplicazione dei pani, era deciso a proclamare Gesù re d'Israele, e perciò quando si accorse che Egli improvvisamente s'era appartato e che gli apostoli non c'erano più, rimase in attesa tutta la notte, nella speranza di rintracciarlo al mattino. Non deve stupire questo, poiché la turba, saziata da un cibo miracoloso, era anche fisicamente fortificata, ed entusiasmata com'era, non voleva farsi sfuggire l'occasione di farla finita con la propria miseria, e d'inaugurare un regno di benessere materiale e di prosperità. Essendo vicina la Pasqua non faceva eccessivamente freddo, ma, pur se il tempo fosse stato rigido, non sarebbe stato di ostacolo alla decisa volontà del popolo, che nei suoi impeti è irrefrenabile.
Fattosi giorno cominciarono le ricerche di Gesù su per il monte. Il popolo infatti aveva notato la sera che sulla riva v'era una sola barca, e che in essa erano entrati i soli apostoli quando s'erano allontanati; Gesù dunque, pensavano tutti, doveva essere in quei dintorni. Essendo riuscite vane le ricerche, ridiscesero alla riva, dove frattanto erano giunte molte barche da Tiberiade, e montati in esse s'avviarono verso Cafàrnào, dove supposero che Gesù fosse andato a loro insaputa. Infatti lo trovarono là, e sorpresi gli domandarono: Maestro quando sei venuto qui?
Evidentemente non tutte le turbe erano riuscite a pigliar posto nelle barche, e quindi il numero di quelli che giunsero a Cafàrnào fu ristretto. Attraversarono il lago i più audaci e i piùentusiasmati dal miracolo che avevano visto, e per questo domandarono a Gesù quando e come era giunto colà, supponendo che fosse stato per un altro miracolo.
Il popolo, dopo il miracolo della moltiplicazione dei pani, era deciso a proclamare Gesù re d'Israele, e perciò quando si accorse che Egli improvvisamente s'era appartato e che gli apostoli non c'erano più, rimase in attesa tutta la notte, nella speranza di rintracciarlo al mattino. Non deve stupire questo, poiché la turba, saziata da un cibo miracoloso, era anche fisicamente fortificata, ed entusiasmata com'era, non voleva farsi sfuggire l'occasione di farla finita con la propria miseria, e d'inaugurare un regno di benessere materiale e di prosperità. Essendo vicina la Pasqua non faceva eccessivamente freddo, ma, pur se il tempo fosse stato rigido, non sarebbe stato di ostacolo alla decisa volontà del popolo, che nei suoi impeti è irrefrenabile.
Fattosi giorno cominciarono le ricerche di Gesù su per il monte. Il popolo infatti aveva notato la sera che sulla riva v'era una sola barca, e che in essa erano entrati i soli apostoli quando s'erano allontanati; Gesù dunque, pensavano tutti, doveva essere in quei dintorni. Essendo riuscite vane le ricerche, ridiscesero alla riva, dove frattanto erano giunte molte barche da Tiberiade, e montati in esse s'avviarono verso Cafàrnào, dove supposero che Gesù fosse andato a loro insaputa. Infatti lo trovarono là, e sorpresi gli domandarono: Maestro quando sei venuto qui?
Evidentemente non tutte le turbe erano riuscite a pigliar posto nelle barche, e quindi il numero di quelli che giunsero a Cafàrnào fu ristretto. Attraversarono il lago i più audaci e i piùentusiasmati dal miracolo che avevano visto, e per questo domandarono a Gesù quando e come era giunto colà, supponendo che fosse stato per un altro miracolo.
sabato 25 luglio 2015
26.07.2015 - Commento al vangelo di S. Giovanni cap. 6 par. 3
3. Un momento grandioso del miracolo della moltiplicazione dei pani
Gesù Cristo insieme coi suoi discepoli andò alla riva opposta del mare dì Galilea, cioè del lago di Genesaret, chiamato pure di Tiberiade da una città famosa per il commercio fatta
edificare da Erode Antipa sulla riva occidentale del lago, e chiamata da lui Tiberiade in onore dell'imperatore romano Tiberio. L'evangelista omette di raccontare una quantità di fatti ricordati dai Sinottici, per unire il grandioso discorso di Gesù vero Dio che dona la vita, ai miracoli e al discorso che dovevano mostrare come voleva dare la vita.
Dal discorso sulla sua divinità a questo passò circa un anno, ma, nel disegno dell'amore di Gesù, un anno non era sufficiente a disgiungere le due grandi manifestazioni di luce, ed Egli, del resto, non mancava di ricordare e ripetere in ogni occasione quello che aveva detto, per radicare nel cuore dei suoi ascoltanti le verità fondamentali che dovevano dare od accrescere la loro fede. San Giovanni avvicina i due discorsi precisamente per il nesso divinamente logico che hanno.
Il Redentore dunque si ritirò all'altra riva del lago, come dice san Marco (6,31), per far riposare un poco i suoi discepoli, ma vistosi seguito da una gran turba per i miracoli che aveva fatti, s'appartò sul monte che sorgeva in quei pressi. L'affollamento era grande, giacché s'avvicinava la Pasqua, ed i pellegrini erano in movimento per andare a Gerusalemme; qualcuno notò che Gesù s'era appartato, dette la notizia agli altri, e ben presto la moltitudine lo raggiunse sulla spianata del monte. Con ogni probabilità Gesù Cristo ripetè al popolo le grandi parole che si riferivano alla sua divinità, ed il popolo pendeva dalle sue labbra senza curarsi della necessità che aveva di procurarsi del cibo e rifocillarsi.
Declinava il giorno, e gli apostoli, come nota san Matteo (14,14), furono essi per primi solleciti di dire al Signore ch'era necessario licenziare le turbe prima che annottasse, affinché avessero potuto comprare qualche cosa da mangiare. Al loro richiamo, Gesù levò gli occhi e, vedendo quella grande moltitudine, disse a Filippo: Dove compreremo i pani per dar da mangiare a questa gente? Egli sapeva bene quel che voleva fare, ma parlò così a Filippo per provarne la fede e, per far meglio rimarcare al popolo circostante il miracolo che voleva compiere. Filippo rispose che anche a spendere tutto il peculio che avevano valutato, duecento denari, cioè circa 156 lire non bastava a dare a ciascuno un piccolo pezzo di pane. Egli voleva così persuadere Gesù ch'era urgente rimandare la turba.
Andrea però, cui balenò la possibilità di un miracolo da parte di Gesù, soggiunse: C'è qui un ragazzo che ha due pani di orzo e due pesci, ma cos 'è mai questo per tanta gente? Evidentemente gli apostoli stessi non avevano alcuna provvista, avendola forse consumata sulla barca traghettando il lago. Gesù rispose al barlume di fede che aveva Andrea, ed ordinò che avessero fatto sedere a gruppi la gente sull'erba che era molto folta in quel luogo. Gesù Cristo volle così evitare la confusione nella distribuzione del cibo, ed avendo intenzione di dame in abbondanza, volle che la gente fosse stata comodamente riposata, ed avesse mangiato senza preoccuparsi della stanchezza, che doveva essere grande. Sedendosi a gmppi di cinquanta e di cento, come dice san Marco (6,40), fu possibile fame il computo: erano complessivamente cinquemila uomini, senza contare le donne e i ragazzi, come nota san Matteo (14,21).
I pani di farina d'orzo erano il cibo dei poveri, e i due pesci erano fritti, come indica l'espressione del testo greco. Gesù li prese nelle mani e tutti gli occhi si fermarono su di Lui. Pregò, ringraziò Dio, e cominciò a fare la distribuzione per mezzo degli apostoli.
Gesù Cristo insieme coi suoi discepoli andò alla riva opposta del mare dì Galilea, cioè del lago di Genesaret, chiamato pure di Tiberiade da una città famosa per il commercio fatta
edificare da Erode Antipa sulla riva occidentale del lago, e chiamata da lui Tiberiade in onore dell'imperatore romano Tiberio. L'evangelista omette di raccontare una quantità di fatti ricordati dai Sinottici, per unire il grandioso discorso di Gesù vero Dio che dona la vita, ai miracoli e al discorso che dovevano mostrare come voleva dare la vita.
Dal discorso sulla sua divinità a questo passò circa un anno, ma, nel disegno dell'amore di Gesù, un anno non era sufficiente a disgiungere le due grandi manifestazioni di luce, ed Egli, del resto, non mancava di ricordare e ripetere in ogni occasione quello che aveva detto, per radicare nel cuore dei suoi ascoltanti le verità fondamentali che dovevano dare od accrescere la loro fede. San Giovanni avvicina i due discorsi precisamente per il nesso divinamente logico che hanno.
Il Redentore dunque si ritirò all'altra riva del lago, come dice san Marco (6,31), per far riposare un poco i suoi discepoli, ma vistosi seguito da una gran turba per i miracoli che aveva fatti, s'appartò sul monte che sorgeva in quei pressi. L'affollamento era grande, giacché s'avvicinava la Pasqua, ed i pellegrini erano in movimento per andare a Gerusalemme; qualcuno notò che Gesù s'era appartato, dette la notizia agli altri, e ben presto la moltitudine lo raggiunse sulla spianata del monte. Con ogni probabilità Gesù Cristo ripetè al popolo le grandi parole che si riferivano alla sua divinità, ed il popolo pendeva dalle sue labbra senza curarsi della necessità che aveva di procurarsi del cibo e rifocillarsi.
Declinava il giorno, e gli apostoli, come nota san Matteo (14,14), furono essi per primi solleciti di dire al Signore ch'era necessario licenziare le turbe prima che annottasse, affinché avessero potuto comprare qualche cosa da mangiare. Al loro richiamo, Gesù levò gli occhi e, vedendo quella grande moltitudine, disse a Filippo: Dove compreremo i pani per dar da mangiare a questa gente? Egli sapeva bene quel che voleva fare, ma parlò così a Filippo per provarne la fede e, per far meglio rimarcare al popolo circostante il miracolo che voleva compiere. Filippo rispose che anche a spendere tutto il peculio che avevano valutato, duecento denari, cioè circa 156 lire non bastava a dare a ciascuno un piccolo pezzo di pane. Egli voleva così persuadere Gesù ch'era urgente rimandare la turba.
Andrea però, cui balenò la possibilità di un miracolo da parte di Gesù, soggiunse: C'è qui un ragazzo che ha due pani di orzo e due pesci, ma cos 'è mai questo per tanta gente? Evidentemente gli apostoli stessi non avevano alcuna provvista, avendola forse consumata sulla barca traghettando il lago. Gesù rispose al barlume di fede che aveva Andrea, ed ordinò che avessero fatto sedere a gruppi la gente sull'erba che era molto folta in quel luogo. Gesù Cristo volle così evitare la confusione nella distribuzione del cibo, ed avendo intenzione di dame in abbondanza, volle che la gente fosse stata comodamente riposata, ed avesse mangiato senza preoccuparsi della stanchezza, che doveva essere grande. Sedendosi a gmppi di cinquanta e di cento, come dice san Marco (6,40), fu possibile fame il computo: erano complessivamente cinquemila uomini, senza contare le donne e i ragazzi, come nota san Matteo (14,21).
I pani di farina d'orzo erano il cibo dei poveri, e i due pesci erano fritti, come indica l'espressione del testo greco. Gesù li prese nelle mani e tutti gli occhi si fermarono su di Lui. Pregò, ringraziò Dio, e cominciò a fare la distribuzione per mezzo degli apostoli.
sabato 11 luglio 2015
12.07.2015 - Commento al vangelo di S. Marco cap. 6 par. 4
4. Gli apostoli tornano dalla loro missione
Gli apostoli, ritornati dalla loro missione, riferirono a Gesù quello che avevano fatto e insegnato. Lo zelo per la salvezza delle anime li aveva vivificati, ed il bene operato nel nome del Maestro aveva destato la loro fede. Non si lavora per le anime con vero spirito d'amore e di zelo, senza sentirsene migliorati spiritualmente. Annunziare la Parola di Dio con vera fede significa meditarla più profondamente; e vederla germinare nel cuore altrui significa sperimentarne l'efficacia e sentirsi più vicini al Signore. Si sente dal contesto medesimo che gli apostoli, ritornando dalla missione, avevano più fiducia in Gesù Cristo, e che Gesù li guardava con infinita tenerezza; è proprio quello che avviene ogni volta che l'anima zela la gloria di Dio e la salvezza del prossimo.
Gli apostoli, ritornati dalla loro missione, riferirono a Gesù quello che avevano fatto e insegnato. Lo zelo per la salvezza delle anime li aveva vivificati, ed il bene operato nel nome del Maestro aveva destato la loro fede. Non si lavora per le anime con vero spirito d'amore e di zelo, senza sentirsene migliorati spiritualmente. Annunziare la Parola di Dio con vera fede significa meditarla più profondamente; e vederla germinare nel cuore altrui significa sperimentarne l'efficacia e sentirsi più vicini al Signore. Si sente dal contesto medesimo che gli apostoli, ritornando dalla missione, avevano più fiducia in Gesù Cristo, e che Gesù li guardava con infinita tenerezza; è proprio quello che avviene ogni volta che l'anima zela la gloria di Dio e la salvezza del prossimo.
sabato 4 luglio 2015
05.07.2015 - Commento al vangelo di S. Marco cap. 6 par. 2
2. Il disprezzo degli abitanti di Nazaret per Gesù
Partito da Cafarnao, Gesù andò a Nazaret, riguardata da tutti come la sua patria. Era stato tanti anni nascosto in quella città, vi aveva esercitato il mestiere di falegname insieme con san Giuseppe, suo padre putativo e, ritornandovi ora, accompagnato dai discepoli come maestro di sapienza, suscitò l'animosità dei cittadini.
Avrebbero dovuto gloriarsi di Lui, ma per le continue opposizioni degli scribi e farisei non credettero che la sua notorietà fosse giunta a tal grado da lusingarli nell'orgoglio di essere concittadini di un illustre personaggio. Essi anzi concepirono disprezzo per la sapienza altissima che manifestava, sembrando loro una presunzione, e stimandola una contraddizione con i suoi umili natali. Molti conoscevano sua madre, Maria, la sua parentela, i suoi fratelli-cugini e le sue sorelle-cugine, tutta gente che appariva di nessun conto, e sembrava loro diminuirsi rendendogli omaggio. Non parlarono di san Giuseppe il quale era già morto, ma di Gesù falegname, perché, evidentemente era subentrato a san Giuseppe nel mestiere, e si scandalizzarono sembrando loro che la sua predicazione fosse un discredito per il sacro ministero.
Partito da Cafarnao, Gesù andò a Nazaret, riguardata da tutti come la sua patria. Era stato tanti anni nascosto in quella città, vi aveva esercitato il mestiere di falegname insieme con san Giuseppe, suo padre putativo e, ritornandovi ora, accompagnato dai discepoli come maestro di sapienza, suscitò l'animosità dei cittadini.
Avrebbero dovuto gloriarsi di Lui, ma per le continue opposizioni degli scribi e farisei non credettero che la sua notorietà fosse giunta a tal grado da lusingarli nell'orgoglio di essere concittadini di un illustre personaggio. Essi anzi concepirono disprezzo per la sapienza altissima che manifestava, sembrando loro una presunzione, e stimandola una contraddizione con i suoi umili natali. Molti conoscevano sua madre, Maria, la sua parentela, i suoi fratelli-cugini e le sue sorelle-cugine, tutta gente che appariva di nessun conto, e sembrava loro diminuirsi rendendogli omaggio. Non parlarono di san Giuseppe il quale era già morto, ma di Gesù falegname, perché, evidentemente era subentrato a san Giuseppe nel mestiere, e si scandalizzarono sembrando loro che la sua predicazione fosse un discredito per il sacro ministero.
sabato 27 giugno 2015
28.06.2015 - Commento al vangelo di S. Marco cap. 5 par. 3
3. La figlia dell'arcisinagogo e la donna che soffriva per il flusso di sangue
Gesù Cristo, invitato dai Gerasèni ad allontanarsi dal loro territorio, non volle rimanervi più oltre, ma, montato in barca, passò alla riva opposta presso Cafarnao. Egli compatì lo spavento di quella gente, ed ebbe pietà della loro incoscienza, perciò contro le sue abitudini, invece d'imporre silenzio all'uomo che era stato liberato e al suo compagno di sventura, volle che essi avessero manifestato le grandezze di Dio. Lasciò in quei luoghi come voci di apostolato quegli stessi che poco prima erano stati voci di terrore, per non lasciare in completo abbandono quel popolo.
Gesù Cristo, invitato dai Gerasèni ad allontanarsi dal loro territorio, non volle rimanervi più oltre, ma, montato in barca, passò alla riva opposta presso Cafarnao. Egli compatì lo spavento di quella gente, ed ebbe pietà della loro incoscienza, perciò contro le sue abitudini, invece d'imporre silenzio all'uomo che era stato liberato e al suo compagno di sventura, volle che essi avessero manifestato le grandezze di Dio. Lasciò in quei luoghi come voci di apostolato quegli stessi che poco prima erano stati voci di terrore, per non lasciare in completo abbandono quel popolo.
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