sabato 19 aprile 2014

19.04.2014 - Commento a Esodo cap. 14, par. 1-5

3. Gli Egiziani inseguono gli Ebrei. Passaggio del Mar Rosso.
Nella semplicità delle espressioni scritturali, si sente lo sgomento degli Ebrei, quando videro di lontano gli Egiziani. Ebbero gran paura e gridarono al Signore, non con voci di fiducia, ma con voci di lamento. Non osando dare a Dio la colpa di quella situazione, dimenticando tutti i passati prodigi, anzi svalutandoli, riguardarono Mosè come l’unico responsabile. Questo è profondamente psicologico: l'anima ch'è presa dal timore umano, cade in uno stato di .naturalismo scettico; non pensa più alle misericordie ricevute da Dio, non osa più confidare, si ferma nella situazione presente, e ne dà tutta la colpa agli uomini. Perciò gli Ebrei, rivolti -a Mosè, dissero con frase estremamente pungente: — Mancavano forse sepolture in Egitto che tu ci hai tratti di là e ci hai condotti a morire nel deserto ? —
I rimproveri pungenti del popolo amareggiarono il cuore di Mosè, lo ferirono, lo scossero, e perciò egli levò il suo grido al Signore, pregando. La sua preghiera non era perfetta in quel momento, era quasi un leggero dubbio su quello che Dio voleva fare, tanto che il Signore gliene mosse rimprovero. Nei momenti più gravi della vita, la nostra preghiera non dev’essere il grido dell'angoscia, ma lo slancio della fiducia illimitata in Dio. L'anima non deve gemere, ma ingigantirsi nella fede ; direi quasi deve farsi audace e combattiva.
In un pericolo così grave però, Mosè, benché si sentisse naturalmente turbato, ebbe pure grande fiducia nel Signore ; si rileva dal contesto della Scrittura. l’elevazione della sua anima in Dio. L'atteggiamento medesimo degli Ebrei concorreva a fargli riporre in Lui solo tutta la sua fiducia. Alle querele del popolo, Mosè rispose facendogli coraggio, non lasciando trapelare i timori che lo angustiavano ; le stesse parole recisamente rassicuranti che pronunzia rivelano però il suo stato d’interna agitazione. È un fenomeno comune in chi, avendo una responsabilità grave, si trova nel pericolo e nella necessità di sostenere l'altrui pusillanimità. Nella sua stessa angoscia Mosè era sdegnato contro gli Egiziani, e ne temeva le sopraffazioni. Confidava e tremava nello stesso tempo, senza riflettere che Dio già lo aveva rassicurato in precedenza; perciò il Signore gli dice : — Non devi pregare ora, quasi che io debba concederti una grazia, già ti ho esaudito, già .ti ho fatto sentire nel cuore quello che farò, e tu devi, con sicura fiducia dare | tuoi ordini.—
Com’è dinamica questa pagina della Scrittura ! Altro che il dinamismo goffo dei futuristi! Ecco, il popolo si leva al comando di Mosè come un 'sol uomo ! Si sente quasi il brusio di quella moltitudine che non osa ricalcitrare, perché il volto di Mosè è tutto illuminato dalla sublime audacia della fede. Il popolo cammina e sopraggiunge la notte... L’Angelo custode di quella schiera si pone al loro tergo,, e la colonna di nube, passando sul loro capo, passa anch'essa indietro, a loro tutela, avvolgendo gli Egiziani nella caligine.
Mosè stende la mano sulle acque... Ecco il mare glauco che nella notte appare più misterioso... Un vento gagliardo lo investe; due flutti immensi si sollevano sotto l’impeto di quel vento, e le acque rimangono sospese, divise in due, mentre il vento asciuga interamente il fondo. Che spettacolo grandioso ! Quel vento ardente,. di notte, aveva esso stesso qualche cosa di misterioso... Oli Ebrei sono là attoniti ! Si sente Dio, Dio, in una maniera sublime !
L'indurito cuore di Faraone e degli Egiziani aveva dunque dato occasione al Signore di glorificarsi così. Il vento gelido della loro follia aveva sollevato il vento impetuoso e caldo della divina potenza! Così, nella storia della Chiesa, gli empi sono occasione dei grandi prodigi della grazia di Dio che come vento divide le acque del mondo, e fa passare salvo il suo popolo nel turbinare dell’uragano.
Ecco, spunta l'aurora ; il popolo si leva ; innanzi a lui è una vasta strada aperta fra le acque. Il cuore d’Israele si dilata ; è pieno di gioia ; non grida, ma adora ! Più discende nel fondo asciutto del mare, e più misura il miracolo di Dio, poiché le acque sono un muro increspato, liquido, ma saldo a destra ed a sinistra... Sollevano gli occhi a quella solenne e paurosa muraglia, e non sanno che adorare ! La nube ripassa alla loro testa e li guida in quel cammino mirabile.
4. Gli Egiziani sono sommersi dalle acque.
Il Sacro Testo dice che Dio gettò uno sguardo sugli Egiziani e li scompigliò, rovesciando i loro carri e trascinandoli verso il fondo del mare. Il Signore opera sempre per cause seconde, quando non c’è necessità d’una sua azione diretta. Molto probabilmente quindi, Egli si servì d’una tromba marina per operare questo prodigio. La stessa colonna che andava avanti agli Ebrei poté essere proprio una tromba marina, attraverso la quale Dio si manifestava. Essa era fosca di giorno, e per l’enorme carica d’elettricità era di fuoco la notte. Era sempre il Signore che miracolosamente operava; era veramente Dio che si manifestava in quella tromba di nubi e di fuoco, ed è bello vedere tutte le creature pronte al suo comando.
Egli guardò gli Egiziani dalla nube, cioè il vento impetuoso, che aveva sollevato le acque ed aveva asciugato il mare, li investì, li scompigliò, rovesciò i carri, trasportandoli nel fondo. Il miracolo di Dio stava nel regolare questa tromba di aria, di nubi e di elettricità, e nel comandarla come se fosse stata una creatura intelligente. Essa era uno strumento nelle mani di Dio, e per questo è detto che il Signore rovesciò le ruote dei carri degli Egiziani, e li trasportò nel fondo.
Noi, abituati al materialismo ed al naturalismo moderno, stentiamo a concepire l’azione divina per le cause seconde, e riguardiamo queste come agenti da sé, quasi che Dio non ci fosse. Noi consideriamo ad es. un vento impetuoso... come un vento, come una forza paurosa e cieca, sbrigliata dal caso, e non sappiamo riflettere che Dio regola tutto, e che tutto obbedisce alla sua voce. Le leggi delle forze naturali sono come il comando del generale che muove le sue schiere nel campo. Noi lo vediamo anche oggi nei grandi cataclismi dei quali siamo testimoni: la lava del Vesuvio innanzi all'immagine di Maria si arrestava, risaliva il pendio, si ammassava. Una cosa simile successe sull'Etna nel 1929 : Dio comandava al suo plotone di assalto di retrocedere, cioè operò contro le leggi naturali. È più bello vedere l'armonia delle leggi naturali nelle mani di Dio che ne può disporre come supremo padrone ; è l'unico modo scientifico per studiare queste leggi, giacché è impossibile considerarle come un complesso di fenomeni quasi indipendenti da Dio, o studiarle prescindendo dal Creatore, o peggio, osando contrastarlo ! Dio comprende tutto, muove tutto, regola tutto, con infinita potenza e con infinito amore.
Faraone che insegue gli Ebrei dopo la loro uscita dall’Egitto, e li insegue con tutto l’esercito, ci fa pensare a quello che disse Gesù Cristo parlando del demonio, il quale, quando vuol perdere
un’anima già una volta purificata, prende con sé sette spiriti peggiori, e l’assale con più forza. Bisogna allora più che mai riporre in Dio la propria fiducia, e passare in mezzo alle acque della penitenza ricorrendo al Sacramento della Confessione. In questo Sacramento l’anima trova la via per passare immune fra i pericoli e sommerge nel flutto della giustizia e della misericordia di Dio le passioni che la inseguono per farla novellamente schiava di satana.
5. Il prodigio del passaggio del Mar Rosso nella sua causa seconda.
Dal contesto della Scrittura si rileva che il mare ricoprì gli Egiziani, lasciando ancora libero il varco agli Ebrei, finché tutti non furono in salvo. Infatti il testo ebraico dice che gli Egiziani, correndo per ritornare al loro punto di partenza, andavano incontro alle acque. Questo significa che le acque cominciarono a riunirsi dal punto di partenza. L’ipotesi che Dio si fosse servito di una tromba marina per operare questo prodigio spiegherebbe la tracotanza degli Egiziani nell’inseguire g|i Ebrei attraverso il mare asciutto.
Essi, come abbiamo detto, avevano dato una spiegazione naturale ai primi prodigi operati da Mosè in Egitto ; e per questo, passato il primo spavento, cessato il flagello, erano rimasti più che mai ostinati. È questo il malanno disgraziato di tutti i peccatori che nei castighi di Dio veggono un fenomeno fisico qualunque. Supponendo dunque che quella tromba che aveva sollevato le acque fosse un fatto puramente naturale, gli Egiziani si spinsero nel mare illudendosi di passarlo. Solo quando videro scompigliate le loro schiere, e rovesciati i loro carri, dalla tremenda impetuosità del vento, mentre gl’Israeliti a poca distanza da loro camminavano tranquillamente, solo allora capirono che era Dio che combatteva per gli Ebrei, e si dettero alla fuga. Logicamente a misura che la tromba marina si avanzava verso l’opposta riva, terminava il colossale risucchio delle acque, ed esse ripigliavano il loro flusso normale.
Com’è bello il vedere Dio comandare alle sue creature, e servirsene come strumenti della sua misericordia e della sua giustizia! È anche bello il vedere come Dio, pur mantenendo intatta l’ armonia delle leggi da Lui create, deroga ad esse quando vuole, ed opera prodigiosamente. La provvidenza di Dio è ammirabile nei suoi grandiosi intrecci, attraverso le forze naturali e l’umana libertà.
Ecco un giocoliere che lancia il suo dardo, e par che lo lanci nel vuoto. Egli ha misurato esattamente il percorso di quel dardo, in modo da farlo incontrare con un bersaglio mobile che viene per suo conto da altra via. È certo un abile giocoliere costui, poiché ha misurata la forza del suo arco e la velocità e la direzione del bersaglio. Complicate il  suo gioco : passano cavalli, passano fanciulli, passano carri ; il giocoliere misura il percorso di tutti, e scocca il suo dardo in modo che sfiori il cavallo, sibili agli orecchi dei fanciulli, e vada a conficcarsi nel motore di un carro che corre verso l'abisso, per arrestarlo. Ognuno si muove per conto proprio, ed il giocoliere domina i movimenti di tutti, perché li misura, li calcola, li utilizza ai suoi fini. Complicate ancora di più il giuoco : ecco un arco dal quale scoccano quattro dardi di diverso peso ; ognuno riceve un impulso diverso ; ognuno ha una traiettoria diversa. Il giocoliere ha misurato tutto : un dardo colpisce un frutto maturo e lo fa cadere; un altro scuote le sementi di un albero e le sparge nel terreno ; un altro spaventa un serpente insidioso e Io caccia; un altro uccide un lupo... Sono quattro oggetti raggiunti in modo diverso, per fini diversi. Le creature di Dio, le forze della creazione sono come innumerevoli dardi scoccati dalla divina onnipotenza ; ognuno ha la sua traiettoria, e questa è armonizzata dal Signore ai bersagli che devono raggiungere.
Ecco un complicato giuoco di correnti atmosferiche, di cicloni, di trombe marine. Non succedono a caso ; sono dardi scoccati sapientemente dall’infinita potenza di Dio. Passano fra miliardi di creature, intrecciandosi in mille modi, e raggiungono tranquillamente tanti fini diversi. Ogni movimento ne genera un altro ; ogni intreccio ne produce altri, e tutto procede per la sua via, mentre Dio domina il giuoco da padrone, perché lo ha già tutto ordinato nel cominciarlo.
Fin dal principio del mondo le correnti marine ed atmosferiche si andavano intrecciando in modo che il loro cammino speciale, la loro forza complessa, la loro danza, per dir così, coincidesse con tutti gli effetti che Dio voleva ricavarne nei secoli per ammonire, esortare, provare, purificare le sue creature. Esse compiono la loro missione in quel momento, in quelle circostanze, in cui servono ai fini di Dio.
E una cosa che dà le vertigini. È come un libro di matematica che si svolge; è come un immenso groviglio di forze tutte ordinate che stanno al comando di Dio; è come un'immensa e complicata macchina, di cui ogni pezzo ha un movimento automatico in armonia ed in dipendenza degli altri.
II Signore ha previsto tutto, anche gl'intrecci del mondo soprannaturale col mondo naturale, le gigantesche attività angeliche e i piccolissimi moti di un microbo, i moti mirabili della grazia, e i vuoti spaventosi del peccato; e ha ordinato ogni cosa in modo che tutto nell'universo costituisce un’ armonia molteplice e grandiosa, che ci dà l'idea dell’infinità di Dio. Per questo Gesù Cristo, con profondissimo significato, disse eh' Egli compiva le opere che il Padre suo gli aveva dato da compiere. Niente era a caso nella sua vita divina, tutto era misurato secondo i fini di Dio, in mezzo alle libere volontà umane. L' umana libertà è piena in quest'armonia di cose e dì forze. Il Signore non la costringe in nessun modo, ma ne calcola e ne misura matematicamente ogni atto per l'armonia di tutto. L’ingegnere che misura l’impeto di una corrente, per regolarsi sulla salda edificazione degli argini, non la forza, ma la calcola, e la rende armonizzata ai suoi piani. Com’è grande Dio, visto in questa immensa luce di sapienza, di bontà e di ordine !
È proprio questo che ci dà l'idea più bella della padronanza di Dio su tutto e dell’armonia che regna nel creato. L’ azione soprannaturale si armonizza coi fenomeni naturali, e tutto serve alla gloria del Signore. Il razionalista crede che sol perché ha scoperto la causa seconda di cui Dio si serve a volte per operare un prodigio,'ha annullato il miracolo. Quel caso, invece, rientra nella categoria di quelle azioni provvidenziali che dimostrano la padronanza assoluta con la quale Dio, quando crede, dispone dei fenomeni naturali chiamandoli ad agire come strumenti della sua volontà. Il miracolo sta proprio in quest'intreccio fra il mondo soprannaturale e il mondo naturale, previsto fin dalla costituzione delle leggi del creato. Quando poi nell'armonia di tutte le leggi, Dio opera da padrone miracolosamente, fuori, sopra o contro le leggi naturali, si mostra anche più ammirabile, perché derogando alle leggi naturali in un caso determinato, non altera l'armonia dell'Universo. Egli condusse il popolo ebreo in mana forti; con azione immediata della sua onnipotenza ; e mentre un fenomeno naturale della portata dei miracoli eh’ Egli fece nel passaggio del Mar Rosso, avrebbe dovuto sconvolgere profondamente quella regione, dopo il miracolo da Lui operato, la creazione continuò nel suo pacifico corso. Se. si fosse trattato semplicemente di un comune fenomeno naturale, una tromba marina di così strabiliante potenza avrebbe dovuto cagionare terremoti, uragani, distruzione di città; invece questo fatto miracoloso che superò ogni legge naturale, fu così placidamente condotto dal braccio forte di Dio che le acque si aprirono al passaggio degli Ebrei e si richiusero quando l'ultimo Ebreo ebbe risalita la riva.
Sac. Dolindo Ruotolo

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