lunedì 21 aprile 2014

21.04.2014 - Commento al vangelo di S. Matteo cap. 28, par. 4

4. La testimonianza delle guardie e la perversità del sinedrio
Le guardie del sepolcro, passato il primo momento di sbigottimento, e riavutesi un poco dal terrore che le aveva prostrate al suolo, andarono dai principi dei sacerdoti e riferirono quello che era accaduto. Si era avverato quello che aveva detto Gesù, ed era attestato da testimoni irrefragabili. I sacerdoti si accorsero che non avrebbero potuto dire calunniosamente che i discepoli avevano rubato il corpo del Crocifisso, avendo una testimonianza contraria così autorevole; essi perciò vollero corrompere le guardie col denaro. Se avessero domandato la guardia con retta intenzione di prevenire ogni inganno, avrebbero dovuto confessare la verità e credere; ma essi non volevano credere ed avevano posto la guardia perché si stimavano certi del loro fatto.
Si smascherarono senza volerlo, e cercarono di soffocare la verità, pagando i soldati lautamente, perché avessero detto che, mentre essi dormivano, i discepoli avevano rubato il corpo. Scelsero dei testimoni addormentati tanto profondamente, da non accorgersi del frastuono inevitabile che doveva prodursi aprendo una tomba coperta da una pietra immane, e non pensarono che se essi avessero dormito così, non avrebbero potuto in nessun modo attestare che proprio i discepoli avevano tolto il corpo. I soldati avrebbero avuto una grave responsabilità se non avessero custodito la tomba, e i sacerdoti per assicurarsi della loro falsa testimonianza, promisero di liberarli da ogni molestia presso il governatore romano.
Così l'assurda diceria circolò, e l'evangelista attesta che al tempo suo circolava ancora in mezzo agli Ebrei.
Sembrerebbe incredibile tanta durezza, eppure non agiscono diversamente i miscredenti, i quali rinnegano la verità e le sue testimonianze storiche più evidenti e sicure, pur di non credere e non sottomettersi ai doveri che impone la fede. L'uomo si lascia miseramente ingannare, e disgraziatamente presta fede alla menzogna dell'errore, si allontana da Dio, rinnega la luce, e cade nei profondi ed agghiaccianti abissi dell'incredulità. La fede è ricca di testimonianze della sua verità, e non c'è parte della terra che non ne abbia; i santi stessi continuano a confessare la loro fede dai loro resti mortali e dal loro sangue; ma il mondo continua l'insidia della sinagoga, e soffoca la confessione della verità con le ipotesi più assurde.
È vergognoso che si rinneghi l'evidenza per l'ipotesi assurda e per le invenzioni più cervellotiche; è stupido negare un fatto miracoloso solo perché confonde un'idea preconcetta, quasi che la miscredenza fosse un dogma; è sapiente invece rigettare tutto quello che contrasta con la fede, anche se non potessimo spiegarcelo, perché è assurdo che la verità rivelataci dall'eterna verità possa essere tacciata di errore.
Mentre il sinedrio cercava di negare la risurrezione, attribuendo agli apostoli un fanatico attaccamento al loro Maestro fino al punto da ricorrere ad una turlupinatura per farlo credere risorto, essi in realtà non solo non erano fanatici, ma volevano accertarsi della verità fino alla prova sperimentale, ed anche di fronte al Redentore risorto rimasero titubanti per accertarsi che fosse Lui e non un fantasma. Gesù Cristo rimproverò questa loro incredulità, certo non raccomandabile, ma è un fatto inoppugnabile che gli apostoli, temendo di ingannarsi, vollero prima le prove ripetute e tangibili della verità.
Si può dire che essi hanno lasciato alla Chiesa questa loro eredità, poiché fino al giorno d'oggi, non c'è istituzione che vagli più accuratamente la verità quanto la Chiesa. Una causa portata innanzi al suo tribunale è esaminata così scrupolosamente, e con tali garanzie di prudenza e di accuse, da non lasciare adito al più piccolo dubbio. Le vite dei suoi santi, per esempio come risultano dai processi, sono capolavori di storia e di indagine storica, di modo che si può giurare sulla verità dei fatti che espongono. Il Signore ha dato la garanzia delle sue verità rivelate non solo coi miracoli e le profezie, ma ancora con la sapienza della Chiesa, che ci fa essere certi di non poter essere ingannati da apparenze mendaci. L'umana ragione non potrebbe desiderare di più.
Sac. Dolindo Ruotolo

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